Una città sofferente, inghiottita dalla diossina, dove ammalarsi di tumore è 6 volte più rischioso che altrove, i bambini nascono malformati e si produce 1/10 dell’inquinamento europeo: questa è Taranto.
In un quartiere di periferia, il Paolo VI, situato a ridosso delle acciaierie Ilva, si sviluppa la trama di Mar Piccolo, pellicola del regista Alessandro di Robilant, presentata lo scorso ottobre al Festival del Cinema di Roma.
Tiziano, il protagonista, è un ragazzo dai buoni sentimenti. Lo si capisce subito, dalle prime scene del film: quando legge le favole alla sorellina per farla addormentare, dal modo in cui guarda e accarezza la sua fidanzata, dall’istinto protettivo che ha nei confronti del suo amico più debole. Eppure, Tiziano, non è solo questo: all’occorrenza diventa uno spacciatore, un ladro, un violento e alla fine un assassino. Sceglie di esserlo per pagare i debiti di suo padre, consumato dal vizio del gioco, e forse anche per fare emergere il suo desiderio di riscatto da una vita di povertà, di abusi e di silenzi.
Il riformatorio è il luogo in cui Tiziano inizia il suo percorso di salvezza. Tra le mura, seppur grigie, dell’edificio che lo accoglie, si scandiscono i ritmi di una vita semplicemente “normale”: si studia, si legge, si chiacchiera, si pensa, si mangia e si dorme. In questa cornice, fatta eccezione per qualche obbligata scena di violenza, anche la macchina da presa si rende meno impietosa e lo spettatore stesso può allentare la tensione accumulata in precedenza e prepararsi all’epilogo.
Quando il finale arriva ha due anime. La peggiore: Tiziano si accascia al suolo dopo essere stato sparato dal suo migliore amico, che nel frattempo lavora per il boss del quartiere. La migliore: Tiziano decide di lasciare Taranto e partire con la fidanzata, che lo ha aspettato con amore e convinzione.
Il finale peggiore ricalca quello già visto in Gomorra e arriva e lascia il pubblico con la stessa velocità con cui scompare sulla scena. Resta l’immagine di due ragazzi per mano che si incamminano verso l’ignoto. Lo stesso ignoto che accompagna la città dei due mari e con lei tutti i cittadini che vivono un’esistenza al limite, soffocata dall’inquinamento che ottenebra il futuro.
di Nicoletta Guaragnella
Il nome ricorda il celebre “Punto G”, ma non ha a che fare con il sesso. Chi lo possiede, è in grado di comprendere il senso comico della vita.
Sulle note dell’inno alla Gioia di Beethoven, si è aperta ieri la Festa dell’Europa 2009 nella sede della Città della Scienza di Napoli. In linea con lo European Year of Creativity and Innovation (EYCI), il tema di quest’anno è ispirato ai temi della Creatività e dell’Innovazione. Creare per sviluppare le competenze individuali, imprenditoriali e sociali ed innovare per favorire il benessere della collettività. L’evento, dall’alto valore simbolico e culturale, prevede dibattiti, confronti e scambi di idee con largo spazio alla voce dei giovani. I giovani del Mezzogiorno, del Mediterraneo e dell’Europa, protagonisti, nonché elettori chiamati a votare i loro rappresentanti al Parlamento Europeo il prossimo giugno. In vista di questo appuntamento elettorale, studenti delle scuole superiori ed universitari hanno incontrato ieri i rappresentanti delle istituzioni Europee per discutere varie proposte di respiro europeo in materia di Ambiente, Immigrazione, Cultura ed istruzione, Ricerca ed Innovazione, Politica estera e diritti umani.
Wurstel e patatine fritte per ricordare meglio: mangiare cibi grassi migliorerebbe la memoria. È quanto afferma uno studio condotto da ricercatori dell’università di Irvine in California, Stati Uniti, guidato da Daniele Piomelli e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
Come fanno i tumori a invadere gli organi vicini? E perchè alcuni tumori non generano metastasi e rimangono confinati nel loro organo di origine? I ricercatori dell’Università di Padova e Modena-Reggio Emilia, con un progetto finanziato da Airc, hanno fatto luce sui meccanismi che rendono il tumore più adatto a dare origine a metastasi
Sono cominciati già da una settimana i festeggiamenti in onore dei 100 anni di Rita Levi Montalcini, orgoglio del nostro Paese per i suoi traguardi scientifici riconosciuti a livello mondiale. Il suo compleanno sarà il prossimo 22 aprile, ma l’Istituto Superiore di Sanità e l’Accademia Nazionale dei Lincei le hanno già portato omaggio. Oggi la senatrice è stata accolta al Quirinale dal Presidente della Repubblica e poi al Senato. Giornate intense e sicuramente emozionanti, anche se la Montalcini ha dichiarato “L’unica cosa che mi emoziona ancora è la vita”. Fa un certo effetto ascoltare tale dichiarazione da una donna centenaria, ancora così piena di entusiasmo verso ciò che la circonda. Ai giovani dice “Credete nei valori e siate felici di essere italiani, per la bellezza del capitale umano di questo Paese”. L’invito, che arriva in un momento di buio per l’Italia, ha i toni dell’ottimismo a cui la Montalcini si affida per predisposizione caratteriale.
Nuovi tasselli si aggiungono alla conoscenza delle basi genetiche della spina bifida, una delle più frequenti malformazioni neonatali. Uno studio finanziato da Telethon e coordinato da Valeria Capra, dell’Istituto Gaslini di Genova, ha identificato 10 nuove mutazioni genetiche legate alla patologia. Il lavoro, svolto in collaborazione con l’Università di Montreal, l’Instituto di Biosciences e Technology di Houston e l’Università dell’Iowa, è pubblicato sulla rivista internazionale Human Mutation.
L’esercizio fisico aumenta la resistenza del nostro scheletro, soggetto con il passare degli anni ad un inevitabile deperimento osseo. La notizia arriva dal Dipartimento di Anatomia dell’Università di Bari ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica FASEB JOURNAL (doi: 10.1096/fj.08-127951).
Messo a punto un test che individua in poche ore il ceppo di pneumococco presente in meningiti e polmoniti batteriche, permettendo terapie e vaccini mirati.
Esiste un nuovo tipo di nanoparticella che colpisce selettivamente le cellule tumorali del melanoma, più efficace di quelle sperimentate finora. Si tratta di una piccolissima sfera cava d’oro contenente un frammento di proteina, in grado di dirigersi direttamente alle cellule malate, evitando quelle sane. La proteina utilizzata è infatti un recettore abbondante in questo tipo di cancro e conferisce alle sfere la capacità di individuare i “bersagli”.
