Piccole molecole costituite da amminoacidi potrebbero diventare una terapia vincente contro il cancro colonrettale, che nei paesi occidentali è la seconda causa di morte della popolazione.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Plos One, è avvenuta nei laboratori della John Hopkins University, nel Maryland.
La novità essenziale è che questi piccoli peptidi sono in grado di riconoscere le cellule del carcinoma colonrettale e nello stesso tempo di trasportare un isotopo radioattivo del fosforo, il P32, che, trasferito sulle cellule bersaglio, ne determina la distruzione. E’ stato stimato che l’affinità di questi mini-peptidi verso le cellule tumorali del colon retto è da 35 a 150 volte maggiore rispetto ad altre linee sane o tumorali, a dimostrazione della elevata specificità.
Inoltre, la piccola dimensione delle molecole ‘navetta’ offre il vantaggio di aumentare la capacità di consegna della terapia al “destinatario”, che in questo caso sono le cellule cancerose.
L’idea di prediligere mini-molecole per veicolare agenti terapeutici si sta diffondendo anche in Italia, dove è in corso la sperimentazione di microsfere radioattive per il trattamento di lesioni metastatiche al fegato. I centri coinvolti nella sperimentazione sono coordinati dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.
Un’altra proprietà del P32, che si rivelerebbe utile ai fini della sua applicazione nella radioimmunoterapia contro il cancro colonrettale, è quella di essere estremamente penetrante, di conseguenza in grado di trapassare il tessuto per oltre 5 mm, contro i farmaci tradizionali che riescono solo ad intaccarne la superficie. Non manca, infine, una speranza per il controllo delle metastasi, alimentata dalla velocità di riconoscimento e di interazione dei peptidi radioattivi con i target cellulari. Non era mai successo prima, infatti, che una molecola radioattiva incubata con diversi tessuti riconoscesse il suo target e trasferisse la sua carica in meno di due ore.
di Nicoletta Guaragnella