Colloquio con Stefania Salmaso, Direttore del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità.
Quali sono, per l’Italia, i dati sulla mortalità infantile? Quali le cause principali?
La mortalità infantile nel nostro paese è del 5 per mille: una delle più basse del mondo occidentale, vicina a quella di Gran Bretagna e Francia. La maggior parte dei decessi (il 75%) del primo anno di vita avviene nel primo mese, per malformazioni congenite. I progressi della medicina, infatti, hanno fatto sì che vengano portate a termine gravidanze che, prima, sarebbero fallite. Il successo della ginecologia nel portare a termine la gravidanza a volte si sconta dopo la nascita.
Ciò significa che in Italia i bambini hanno un’ottima assistenza sanitaria. Non è così dappertutto. Quali sarebbero le misure più appropriate per abbassare la mortalità dei bambini nel mondo?
Nei paesi in via di sviluppo, la mortalità prima dei cinque anni è decine se non centinaia di volte maggiore. I motivi principali di decesso sono le infezioni, in particolare le malattie diarroiche di origine infettiva che portano alla disidratazione e a squilibri metabolici. Queste morti, quindi, sarebbero prevenibili migliorando le condizioni igienico-sanitarie, in particolare facilitando l’accesso all’acqua potabile, ed investendo sulle vaccinazioni.
L’effetto delle vaccinazioni è positivo solo per i paesi interessati alle epidemie?
Il beneficio è per tutto il pianeta: per le malattie che colpiscono solo il genere umano, estesi programmi di vaccinazione possono permettere l’eradicazione dell’agente infettivo e, quindi, alla scomparsa della malattia. Ne è un esempio il vaiolo, malattia che, grazie alla vaccinazione obbligatoria fino agli anni ‘70, non esiste più. Anche per la polio eravamo vicini all’eradicazione completa, ma il fallimento della politica di vaccinazione in uno stato, la Nigeria, ha portato ad una recrudescenza e ad una reintroduzione della malattia in altri Paesi africani.
E’ quindi importante una politica vaccinale su scala mondiale?
Sì, dobbiamo lavorare tutti insieme per raggiungere l’obiettivo di eradicare le malattie e non solo prevenirle.. Anche i bambini più fortunati, perché vivono in paesi dove alcune patologie sono quasi scomparse, devono continuare a vaccinarsi per evitare il riaccendersi di focolai di infezione. Purtroppo, nei paesi sviluppati, le vaccinazioni sono vittime del loro stesso successo: riducendo le infezioni, vengono percepite come non più necessarie.
Cosa si può fare per le infezioni per cui non esiste un vaccino?
Non tutte le malattie infettive sono controllabili con la vaccinazione: per malaria e HIV, le cosiddette “malattie della povertà” insieme alla TBC, non esiste vaccino. Servono molte risorse economiche ed energie da investire nel campo della ricerca, soprattutto per il problema della resistenza ai farmaci, e della sanità pubblica.
Michela Molinari
Fonte: Il SecoloXIX web www.ilsecoloxix.it