Un minuscolo utero di silicone sarà testato su 40 donne in Gran Bretagna. Lo scopo è quello di conservare gli embrioni durante il processo di fecondazione in vitro, nel tentativo di fornirgli un ambiente il più possibile simile a quello naturale.
Nella procedura attuale le uova estratte dalla donna sono fertilizzate in laboratorio, dove si sviluppano in un incubatore per 2-5 giorni. Poi gli embrioni sono trasferiti nell’utero materno.
La nuova tecnica permette invece di incubare gli embrioni in un minuscolo contenitore di silicone perforato (lungo 5mm e largo meno di 1 mm), che viene inserito nell’utero della donna. Il contenitore è collegato con un piccolo cavo al collo dell’utero, in modo da poter essere recuperato. Dopo alcuni giorni, infatti, la capsula viene ritirata, gli embrioni estratti e controllati, e poi impiantati definitavamente nell’utero materno.
Attualmente il mezzo in cui crescono gli embiorni incubati in laboratorio deve essere cambiato a intervalli molto frequenti, per provvederlo dei nutrienti necessari; nell’utero materno, invece, vivrebbero una situazione molto più naturale.
Il sistema è stato sviluppato dalla azienda svizzera Anecova. In Gran Bretagna 40 donne si sottoporranno presto al trattamento di fertilizzazione in vitro utilizzando il mini utero in silicone, mentre uno studio simile si sta conducendo anche in Belgio.
F.C.
Fonte: Ulisse – Scienza esperienza 28-2-08