Troppo belle per il Nobel. La metà femminile della scienza
di Nicolas Wtkowski Bollati Boringhieri,
pp. 164 Euro 25,00

In copertina c’è una bella immagine di Rita Levi Montalcini che riceve il Nobel dal re di Svezia; scelta per l’edizione italiana, tradendo in qualche modo lo spirito di questo saggio dedicato alle donne dimenticate dalla scienza. E non solo dal prestigioso riconoscimento svedese – anche se vale la pena di ricordare che solo 11 scienziate hanno ricevuto il Nobel – ma più in generale dall’attenzione di una comunità scientifica che ha sempre trovato difficoltà a conciliare, per parafrasare una storica battuta di Jules Verne, la mela di Eva con la mela di Newton.
A partire da una delle vicende più drammatiche e recenti, quella di Rosalind Franklin, la giovane scienziata inglese che con le immagini a raggi X da lei scattate fornì a Francis Crick e James Watson lo spunto fondamentale per elaborare il modello della doppia elica del DNA. Un contributo mai pienamente riconosciutole, e non solo perché il Nobel non avrebbe potuto comunque esserle assegnato a causa della sua morte precoce.
Subito dopo l’autore fa un passo indietro per ripartire dalla preistoria, o meglio dallo scarso interesse dei paleoantropologi per le nostre antenate. Per poi raccontare come le donne siano riuscite anche nei momenti più sfavorevoli a fare scienza, sfruttando spesso la scorciatoia di una storia d’amore o di un legame familiare. E al prezzo di vedere ignorati o misconosciuti i propri meriti.
Tra le scienziate raccontate da Witkowski ci sono Sophie, la sorella dell’astronomo Tycho Brahe, Emilie du Châtelet, più nota come amante di Voltaire che per aver tradotto in francese i Principia di Newton, Marie Lavoisier che completò il trattato di chimica del marito defunto e Ada Lovelace, figlia del poeta Byron e «musa», o meglio collaboratrice, del matematico Charles Babbage. «Per scrivere questo libro ho dovuto procedere a indagini delicate, rimbalzando da una biografia tronca a una nota criptata – commenta l’autore – e soprattutto rimuovere dai ritratti che sono riuscito a riportare alla luce la polvere di sufficienza maschile che i secoli vi avevano deposto».
Ci sono figure più note, come quella di Marie Curie che ottenne di dividere il Nobel con il marito, anche per le insistenze di quest’ultimo, ma non di tenere il discorso di accettazione. Altre conosciute soprattutto dagli addetti ai lavori, come le matematiche Alice Liddell, ispiratrice di Lewis Carroll, Emmy Noether, fondatrice dell’algebra moderna, e Sofia Kovaleskaja, che ottenne una cattedra all’Università di Stoccolma scandalizzando lo scrittore August Strindberg per cui un matematico donna era «una mostruosità».
Colpisce il riferimento fin troppo sbrigativo, forse dovuto a una certa parzialità dell’autore verso la storia francese, a Mileva Mariç, la matematica serba moglie di Albert Einstein, con cui collaborò alla rivoluzionaria teoria della relatività. Ma questo non toglie niente alla piacevolezza di una galleria di ritratti tutt’altro che accademica, che ha semmai il difetto di stimolare molti interrogativi fornendo poche risposte.
Alcune vicende sono appena sfiorate, come quelle di Elisabeth Thible, prima donna a tentare un’ascensione in mongolfiera, o della naturalista Athenais Mialaret, moglie dello storico Michelet, che intrecciò una corrispondenza scientifica con Charles Darwin. E l’autore mostra un certo privilegio per la fisica e la matematica – che sono per la verità anche le discipline in cui il ruolo delle donne è più misconosciuto – rispetto alle scienze della vita. Così non fa menzione della genetista Barbara McClintock, premio Nobel per la medicina nel 1983 e una delle poche scienziate a proporre, con le sue affermazioni sulla necessità di «entrare in sintonia» con l’organismo studiato, un possibile approccio femminile nella scienza, né di molte altre.
L’ultimo capitolo è dedicato a un campo, lo studio dei primati, in cui i nomi eccellenti sono quelli di donne come Jane Goodall, Birute Galdikas o Diane Fossey. Sarà per quello che per la primatologia non è previsto un premio Nobel?

Fonte: Le Scienze