L’anno nuovo comincia con una promettente scoperta italiana.
Si chiama p21 la proteina che potrebbe diventare il bersaglio farmacologico delle terapie anticancro del futuro. Questa proteina, noto inibitore del ciclo cellulare, modula indirettamente anche la riparazione dei danni al DNA in cellule staminali tumorali. Queste ultime sono le più pericolose perchè proliferano indisturbate e si manifestano subdolamente anche quando un tumore sembra essere stato estirpato. La loro immortalità sembra derivare proprio dalla capacità di riparare i danni genomici attraverso un rallentamento del ciclo cellulare. In cellule normali, infatti, accade che la morte subentra con l’accumularsi di mutazioni al DNA. Le staminali tumorali, invece, bloccando la proliferazione, avrebbero tutto il tempo di correggere gli errori e preservarsi dalla morte.
Il merito di aver individuato nella proteina p21 uno dei fattori determinanti nel conferire immortalità alle cellule staminali tumorali va all’equipe coordinata dal Prof. Giuseppe Pelicci dell’Istituto europeo di oncologia (IFOM-IEO). Il lavoro è stato condotto in collaborazione con le Università di Milano e Perugia e pubblicato sul numero di Nature del 1 gennaio 2009. Il modello proposto da Pelicci e colleghi è stato studiato su cellule della leucemia mieloide cronica, ma teoricamente potrà essere applicato a tutti i tipi di tumore.
“La nostra scoperta” commenta il Prof. Pelicci “mostra una via per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell’essere umano. Sapremo nei prossimi cinque o dieci anni quanto sono efficaci nella cura dei tumori”.
di Nicoletta Guaragnella