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	<title>Science Desk</title>
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	<description>La prima regola, e forse l'unica, del buono stile è che si abbia qualcosa da dire: con questa regola si va lontano!..         Arthur Schopenhauer</description>
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		<title>L’iperattività che fa bene all’arte</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:27:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa avevano in comune il poeta inglese Byron, il pittore Pablo Picasso e il leader dei Nirvana Kurt Cobain? Secondo uno psichiatra americano i tre ‘geni’ dell’arte erano affetti dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), un disturbo del comportamento generalmente considerato uno svantaggio, tanto che i bambini che soffrono delle forma più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1014&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/02/autismo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1016" title="autismo" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/02/autismo1.jpg?w=174&#038;h=115" alt="" width="174" height="115" /></a>Cosa avevano in comune il poeta inglese Byron, il pittore Pablo Picasso e il leader dei Nirvana Kurt Cobain? Secondo uno psichiatra americano i tre ‘geni’ dell’arte erano affetti dalla sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), un disturbo del comportamento generalmente considerato uno svantaggio, tanto che i bambini che soffrono delle forma più gravi devono sottoporsi ad appropriati trattamenti.</p>
<p>In base a quanto descritto da Michael Fitzgerald del Trinity College Dublin, Irlanda, durante un intervento nel corso dell’incontro annuale del Royal College delle facoltà di Psichiatria, l’Adhd potrebbe a volte risultare un vantaggio, dal momento che chi ne è affetto ha la tendenza a focalizzare la massima attenzione in alcune attività in particolare.</p>
<p>La lista di chi sembrerebbe essere stato iperattivo da bambino sarebbe lunga. Secondo Fitzgerald, anche Thomas Edison, Oscar Wilde, James Dean e Clark Gable avrebbero sofferto di Adhd, un disturbo che ‘’sebbene possa portare le persone ad assumere comportamenti auto-distruttivi – ha spiegato lo psichiatra irlandese – fino a condurre al crimine e alla delinquenza, può a volte, quando si manifesta in forma lieve, sfogarsi nell’arte, nelle scienze e nell’esplorazione’’.</p>
<p>di Sabina Mastrangelo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/1014/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/1014/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1014&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La tensione che attacca come un adesivo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 16:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se un giorno l’uomo potrà camminare sui muri e restare appeso a testa in giù come l’uomo ragno forse ci riuscirà grazie all’acqua e alla sua tensione superficiale: una forza molto debole che, opportunamente controllata e amplificata, può diventare molto forte. L’idea di creare un dispositivo ‘ad acqua’ che reggesse dei pesi è venuta a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1011&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/02/spiderman1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1012" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/02/spiderman1.jpg?w=139&#038;h=124" alt="" width="139" height="124" /></a>Se un giorno l’uomo potrà camminare sui muri e restare appeso a testa in giù come l’uomo ragno forse ci riuscirà grazie all’acqua e alla sua tensione superficiale: una forza molto debole che, opportunamente controllata e amplificata, può diventare molto forte.</p>
<p>L’idea di creare un dispositivo ‘ad acqua’ che reggesse dei pesi è venuta a Paul Steen e Michael Vogel della Cornell University, Stati Uniti. I due ricercatori hanno descritto il loro apparecchio in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.</p>
<p>Il prototipo sviluppato da Steen e Vogel è formato da due dischetti piatti, uno composto da un migliaio di microscopici buchi e l’altro contenente la riserva d’acqua. Tra i due dischetti, inoltre, c’è uno strato di materiale poroso. Applicando un campo elettrico con una comune batteria, l’acqua viene spinta attraverso lo stato poroso e la tensione superficiale delle mille goccioline fanno sì che l’apparecchio riesca a sorreggere un peso di circa 30 grammi, almeno fino a quando non si stacca la batteria. Con l’aumento del numero di buchi e con la riduzione delle loro dimensioni, però, secondo i ricercatori americani l’apparecchio potrebbe sostenere pesi maggiori. Per esempio, un dischetto di 2,5 centimetri quadrati, grande più o meno come una moneta da 2 euro, e contenente milioni di buchi microscopici dovrebbe sostenere fino a mezzo chilo di peso.</p>
<p>SM</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/1011/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/1011/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1011&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il fumo fa male alla culla</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:32:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco un altro buon motivo per smettere di fumare in gravidanza: il tabacco altera la pressione sanguigna nei neonati aumentando il rischio di ‘morte in culla’. Una alterazione, quella prodotta dal fumo, che manderebbe in tilt i sistemi di controllo della pressione nei bambini appena nati. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1007&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/01/fumo-e-gravidanza1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1006" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/01/fumo-e-gravidanza1.jpg?w=124&#038;h=102" alt="" width="124" height="102" /></a>Ecco un altro buon motivo per smettere di fumare in gravidanza: il tabacco altera la pressione sanguigna nei neonati aumentando il rischio di ‘morte in culla’. Una alterazione, quella prodotta dal fumo, che manderebbe in tilt i sistemi di controllo della pressione nei bambini appena nati.</p>
<p>A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori del Karolinska Institute di Stoccolma, Svezia, guidati da Gary Cohen che hanno dimostrato come il fumo in gravidanza alteri i flussi della pressione sanguigna ed i meccanismi di controllo nei neonati le cui madri avevano continuato a fumare nei nove mesi di gestazione. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Hypertension.</p>
<p>Studiando 36 neonati, 17 dei quali avevano madri fumatrici in gravidanza, i ricercatori svedesi hanno osservato che i bambini esposti al fumo di sigaretta mostravano una anormale attività cardiaca ed una alterazione nella risposta agli sbalzi di pressione sanguigna, una situazione che peggiorava durante il primo anno di vita del bambino. Ad esempio, ad una settimana dalla nascita, i figli delle madri che avevano fumato in gravidanza mostravano un elevato aumento della pressione quando venivano presi in braccio dopo essere stati distesi nella culla. All’età di un anno, gli stessi bambini sembravano essersi adattati a questa anormale variazione della pressione sanguigna, mostrando una pressione più bassa dopo lo stesso cambio di posizione. Normalmente, però, quando una persona si mette in piedi dopo essere stata distesa, la sua attività cardiaca aumenta ed i suoi vasi sanguigni si restringono per assicurare un aumento di pressione che porti correttamente il sangue a cuore e cervello.</p>
<p>‘’I bambini delle madri fumatrici – ha spiegato Cohen – hanno evidenti problemi nella regolazione della pressione che sorgono alla nascita e si fanno sempre più gravi. Questo studio rivela, per la prima volta, che l’esposizione al tabacco può portare a durature alterazioni nella regolazione della pressione, un meccanismo – ha concluso – che potrebbe spiegare perché spesso i figli di madri fumatrici sono più a rischio di soffrire della sindrome della morte improvvisa infantile’’.</p>
<p>di Sabina Mastrangelo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/1007/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/1007/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1007&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>2010: anno internazionale della biodiversità</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 13:47:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) ha lanciato ufficialmente oggi l’anno internazionale della biodiversità: un 2010 all’insegna della protezione delle specie minacciate dalla distruzione degli ecosistemi in cui vivono, dalle foreste alla barriera corallina alle zone palustri. La cerimonia per il riconoscimento del 2010 come anno internazionale della biodiversità si e’ svolta a Berlino dove ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1000&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/DOCUME%7E1/ADMINI%7E1/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /><a href="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/01/reef25591.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1003" title="reef2559" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2010/01/reef25591.jpg?w=192&#038;h=125" alt="" width="192" height="125" /></a>L’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) ha lanciato ufficialmente oggi l’anno internazionale della biodiversità: un 2010 all’insegna della protezione delle specie minacciate dalla distruzione degli ecosistemi in cui vivono, dalle foreste alla barriera corallina alle zone palustri.</p>
<p>La cerimonia per il riconoscimento del 2010 come anno internazionale della biodiversità si e’ svolta a Berlino dove ha parlato il primo ministro tedesco Angela Merkel insieme ad un intervento in video conferenza del segretario generale Onu, Ban Ki-moon.</p>
<p>Secondo Ban, l’espansione degli insediamenti umani starebbe accelerando di circa mille volte la velocità del ‘normale’ processo di alterazione degli ecosistemi, un andamento che inevitabilmente altererà l’ambiente diminuendo, ad esempio, la capacita’ di purificazione di acqua e aria dall’anidride carbonica normalmente svolta da foreste e barriere coralline. Inoltre, l’estinzione di alcune specie che si registra oggi ha fatto ipotizzare ad alcuni biologi che siamo nel mezzo della sesta grande estinzione di massa della Terra.</p>
<p>Nei precedenti incontri internazionali sul tema della biodiversità, nel 1992 a Rio, prima, e nel 2002 al summit di Johannesburg, poi, i governi si erano messi d’accordo per raggiungere una ‘significativa riduzione’ nella quota della perdita di biodiversità entro il 2010. Traguardo che non è stato raggiunto, da cui la necessità di sensibilizzare i governi ad agire in fretta, in vista anche dell’incontro di ottobre in Giappone quando si dovranno formalmente prendere delle decisione su come arginare il fenomeno. ‘’La perdita della complessa diversità della natura – ha dichiarato Jane Smart, direttore del gruppo di conservazione delle biodiversità dell’International Union for the Conservation of Nature (Iucn) – è una seria minaccia per l’umanità ora e nel futuro’’.</p>
<p>In occasione dei mondiali che quest’anno si svolgeranno in Sudafrica, inoltre, l’Onu ha deciso, per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema, di collaborare con la squadra del Camerun, mentre diverse organizzazioni internazionali porteranno avanti eventi e programmi speciali. ‘’La grande opportunità per i governi di tutto il mondo durante l’anno internazionale – ha spiegato Simon Stuart dell’Iucn – è di fare cio’ che non è stato fatto per il clima a Copenhagen’’.</p>
<p>di Sabina Mastrangelo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/1000/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/1000/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=1000&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mar Piccolo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 21:55:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una città sofferente, inghiottita dalla diossina, dove ammalarsi di tumore è 6 volte più rischioso che altrove, i bambini nascono malformati e si produce 1/10 dell&#8217;inquinamento europeo: questa è Taranto. In un quartiere di periferia, il Paolo VI, situato a ridosso delle acciaierie Ilva, si sviluppa la trama di  Mar Piccolo, pellicola del regista Alessandro di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=990&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-994" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/11/abbraccio.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" />Una città sofferente, inghiottita dalla diossina, dove ammalarsi di tumore è 6 volte più rischioso che altrove, i bambini nascono malformati e si produce 1/10 dell&#8217;inquinamento europeo: questa è Taranto.</p>
<p>In un quartiere di periferia, il Paolo VI, situato a ridosso delle acciaierie Ilva, si sviluppa la trama di  Mar Piccolo, pellicola del regista Alessandro di Robilant, presentata lo scorso ottobre al Festival del Cinema di Roma.</p>
<p>Tiziano, il protagonista, è un ragazzo dai buoni sentimenti. Lo si capisce subito, dalle prime scene del film: quando legge le favole alla sorellina per farla addormentare, dal modo in cui guarda e accarezza la sua fidanzata, dall&#8217;istinto protettivo che ha nei confronti del suo amico più debole. Eppure, Tiziano, non è solo questo: all&#8217;occorrenza diventa uno spacciatore, un ladro, un violento e alla fine un assassino. Sceglie di esserlo per pagare i debiti di suo padre, consumato dal vizio del gioco, e forse anche per fare emergere il suo desiderio di riscatto da una vita di povertà, di abusi e di silenzi. </p>
<p>Il riformatorio è il luogo in cui Tiziano inizia il suo percorso di salvezza. Tra le mura, seppur grigie, dell&#8217;edificio che lo accoglie, si scandiscono i ritmi di una vita semplicemente &#8220;normale&#8221;: si studia, si legge, si chiacchiera, si pensa, si mangia e si dorme. In questa cornice, fatta eccezione per qualche obbligata scena di violenza, anche la macchina da presa si rende meno impietosa e lo spettatore stesso può allentare la tensione accumulata in precedenza e prepararsi all&#8217;epilogo.</p>
<p>Quando il finale arriva ha due anime. La peggiore: Tiziano si accascia al suolo dopo essere stato sparato dal suo migliore amico, che nel frattempo lavora per il boss del quartiere. La migliore: Tiziano decide di lasciare Taranto e partire con la fidanzata, che lo ha aspettato con amore e convinzione.</p>
<p>Il finale peggiore ricalca quello già visto in Gomorra e arriva e lascia il pubblico con la stessa velocità con cui  scompare sulla scena. Resta l&#8217;immagine di due ragazzi per mano che si incamminano verso l&#8217;ignoto. Lo stesso ignoto che accompagna la città dei due mari e con lei tutti i cittadini che vivono un&#8217;esistenza al limite, soffocata dall&#8217;inquinamento che ottenebra il futuro.</p>
<p><em>di Nicoletta Guaragnella</em></p>
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		<title>Alla ricerca del punto R</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 21:31:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[brain imaging]]></category>
		<category><![CDATA[Jim Holt]]></category>
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		<description><![CDATA[Il nome ricorda il celebre “Punto G”, ma non ha a che fare con il sesso. Chi lo possiede, è in grado di comprendere il senso comico della vita. Non è un indovinello, ma una verità scientifica scoperta attraverso le tecniche di brain imaging. Il punto R è una minuscola zona dell’area motoria supplementare del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=986&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-987" title="brain" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/05/brain.jpg?w=300&#038;h=242" alt="brain" width="300" height="242" />Il nome ricorda il celebre “Punto G”, ma non ha a che fare con il sesso. Chi lo possiede, è in grado di comprendere il senso comico della vita.</p>
<p>Non è un indovinello, ma una verità scientifica scoperta attraverso le tecniche di <em>brain imaging</em>. Il punto R è una minuscola zona dell’area motoria supplementare del cervello, a livello della quale convergono il lobo sinistro, che provvede alla elaborazione razionale e quello destro, deputato alla sfera emotiva. Secondo i neurologi, questo punto di convergenza sarebbe responsabile del riso. E’ curioso notare come la definizione scientifica trovasse già conferma nella intuizione letteraria di Pirandello, che nell’umorismo individuava proprio la fusione di elementi razionali ed emotivi.</p>
<p>La ricetta vincente per una vita all’insegna dell’ironia sta nella giusta associazione e comunicazione tra i due lobi cerebrali. Un esperimento condotto su soggetti colpiti da ictus al lobo destro ha rivelato, infatti, la totale incapacità di cogliere qualsiasi tipo di umorismo, come ad esempio la frase scritta all’ingresso di un hotel di Tokyo <em>“Si invitano gli ospiti ad approfittare della disponibilità della cameriera”.</em></p>
<p>C’è da chiedersi se queste persone non sanno ciò che si perdono oppure se sono beati in quanto vivono senza conoscere e capire l’umorismo. Il più grande collezionista di barzellette di tutti i tempi, Nat Schmulowitz, risponderebbe che “senza l’umorismo siamo tutti spacciati”. Di contro, esiste una corrente di pensiero che storicamente vede coincidere l’umorismo con il cattivo gusto.</p>
<p>Qualunque sia il punto di vista che si voglia condividere, resta indubbia l’evidenza che il riso produca degli effetti benefici sul corpo: ossigena il sangue attraverso la stimolazione della respirazione, irrobustisce il sistema immunitario e riduce gli ormoni legati allo stress. In più, in relazione al rapporto tra riso e mente, l’umorismo mette in scacco la logica e questo di per sé risulta divertente.</p>
<p>Sulle origini e le ragioni del riso si è di recente interrogato Jim Holt, giornalista statunitense, stimolato dalla scarsa attenzione riservata fino ad ora ad un aspetto così importante della cultura di tutti i tempi. Il suo saggio, colto e obbligatoriamente divertente, si intitola “Senti questa. Piccola storia e filosofia della battuta di spirito” (Isbn Edizioni, Milano, pag.120 euro 12,00) e ripercorre la storia della battuta umoristica attraverso racconti del passato, aneddoti e spunti tratti dal pensiero filosofico.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>di Nicoletta Guaragnella</em></p>
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		<title>Festa dell’Europa 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2009 09:11:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulle note dell’inno alla Gioia di Beethoven, si è aperta ieri la Festa dell’Europa 2009 nella sede della Città della Scienza di Napoli. In linea con lo European Year of Creativity and Innovation (EYCI), il tema di quest’anno è ispirato ai temi della Creatività e dell’Innovazione. Creare per sviluppare le competenze individuali, imprenditoriali e sociali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=982&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-981" title="festaeuropacittascienza" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/05/festaeuropacittascienza.jpg?w=150&#038;h=112" alt="festaeuropacittascienza" width="150" height="112" />Sulle note dell’inno alla Gioia di Beethoven, si è aperta ieri la Festa dell’Europa 2009 nella sede della Città della Scienza di Napoli. In linea con lo <em>European Year of Creativity and Innovation</em> (EYCI), il tema di quest’anno è ispirato ai temi della Creatività e dell’Innovazione. Creare per sviluppare le competenze individuali, imprenditoriali e sociali ed innovare per favorire il benessere della collettività. L’evento, dall’alto valore simbolico e culturale, prevede dibattiti, confronti e scambi di idee con largo spazio alla voce dei giovani. I giovani del Mezzogiorno, del Mediterraneo e dell’Europa, protagonisti, nonché elettori chiamati a votare i loro rappresentanti al Parlamento Europeo il prossimo giugno. In vista di questo appuntamento elettorale, studenti delle scuole superiori ed universitari hanno incontrato ieri i rappresentanti delle istituzioni Europee per discutere varie proposte di respiro europeo in materia di Ambiente, Immigrazione, Cultura ed istruzione, Ricerca ed Innovazione, Politica estera e diritti umani.</p>
<p>Nell’ambito della Festa, la Scienza avrà naturalmente il suo spazio, supportata dal binomio di riferimento Scienza e Creatività, prescelto dall’Europa nel corso del 2009. Alcuni scienziati affronteranno e si confronteranno con il pubblico in merito agli aspetti creativi della scienza. Attesa è anche la sezione intitolata “Assaggi di scienza”, dedicata ai bambini, che potranno dare libero sfogo alla loro fantasia nei laboratori allestiti per l’occasione.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/982/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=982&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>CIBI GRASSI MIGLIORANO LA MEMORIA</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 17:08:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Wurstel e patatine fritte per ricordare meglio: mangiare cibi grassi migliorerebbe la memoria. È quanto afferma uno studio condotto da ricercatori dell’università di Irvine in California, Stati Uniti, guidato da Daniele Piomelli e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). I ricercatori americani ritengono che il miglioramento della memoria [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=975&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-977" title="hamburger" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/04/hamburger.jpg?w=205&#038;h=92" alt="hamburger" width="205" height="92" />Wurstel e patatine fritte per ricordare meglio: mangiare cibi grassi migliorerebbe la memoria. È quanto afferma uno studio condotto da ricercatori dell’università di Irvine in California, Stati Uniti, guidato da Daniele Piomelli e pubblicato sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">I ricercatori americani ritengono che il miglioramento della memoria sarebbe dovuto all’elevato contenuto di acido oleico che sarebbe convertito, a livello dell’intestino, nel composto che agisce sulla amigdala, la parte del cervello coinvolta nel ricordo degli eventi che danno emozioni. In particolare, un composto derivato dai grassi, l’oleoetanolamide (Oea), somministrato agli animali da laboratorio avrebbe determinato un aumento della memoria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Secondo Piomelli, questo meccanismo avrebbe un’origine evoluzionistica. Grazie al fatto che i cibi grassi migliorano la memoria, l’uomo, mangiandone, si sarebbe ricordato di più quali cibi potevano aiutarlo nell’alimentazione ‘primitiva’ e dove trovarli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La presenza dell’Oea, però, avrebbe i suoi lati negativi. Anche se l’assunzione di questo composto sembra in grado di ridurre l’appetito producendo perdita di peso corporeo, i ricercatori sono convinti che il composto potrebbe essere implicato nella ‘assuefazione’, soprattutto verso i cibi grassi, che porta spesso all’obesità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;margin:0;">di Sabina Mastrangelo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sciencedesk.wordpress.com/975/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sciencedesk.wordpress.com/975/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=975&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>p63: il gene che ci difende dalle metastasi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 11:14:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come fanno i tumori a invadere gli organi vicini? E perchè alcuni tumori non generano metastasi e rimangono confinati nel loro organo di origine? I ricercatori dell’Università di Padova e Modena-Reggio Emilia, con un progetto finanziato da Airc, hanno fatto luce sui meccanismi che rendono il tumore più adatto a dare origine a metastasi In [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=969&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-970" title="cellulacancerogena" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/04/cellulacancerogena.jpg?w=200&#038;h=164" alt="cellulacancerogena" width="200" height="164" />Come fanno i tumori a invadere gli organi vicini? E perchè alcuni tumori non generano metastasi e rimangono confinati nel loro organo di origine? I ricercatori dell’Università di Padova e Modena-Reggio Emilia, con un progetto finanziato da Airc, hanno fatto luce sui meccanismi che rendono il tumore più adatto a dare origine a metastasi</p>
<p>In particolare, il gruppo guidato da Stefano Piccolo, del Dipartimento di Biotecnologie Mediche dell&#8217;Università di Padova, ha scoperto che alcune mutazioni genetiche presenti nella maggior parte dei tumori sono in grado di determinare la capacità delle cellule cancerose di dare origine a metastasi fin dai primi stati della malattia. Un tumore con questa caratteristica dovrà essere trattato in maniera più aggressiva dal punto di vista chirurgico o farmacologico.</p>
<p>Tra le mutazioni incriminate ci sono quelle nei geni Ras e p53, o quelle che modificano la catena di segnali trasmessa dal gene TGFbeta. Sono tutte mutazioni già note da tempo per essere coinvolte nei processi di diffusione del tumore mediante metastasi, ma la ricerca coordinata da Piccolo ha dimostrato che tali mutazioni collaborano tra di loro e lavorano per raggiungere un obiettivo comune: indebolire la proteina p63, vero e proprio difensore delle cellule dalla metastasi.</p>
<p>Quando una cellula staminale tumorale (potenzialmente immortale) perde p63, viene infatti recuperata la capacità cellulare di migrare e invadere gli organi circostanti. E si parla di recupero di tale capacità poichè il programma di regolazione di geni che rende la cellula capace di migrare è presente a livello embrionale durante la formazione degli organi. In questa fase infatti le cellule si spostano in base a precisi stimoli, in genere di tipo ormonale. Le cellule metastatiche non creano niente di nuovo, semplicemente risvegliano tale programma. Una combinazione di geni mutati stabilisce dunque se il tumore è pronto per dare metastasi che poi si svilupperanno grazie a precisi segnali che arrivano dal microambiente del tumore.</p>
<p>Dal punto di vista dell&#8217;applicazione clinica questa ricerca è importante perchè grazie ad alcune &#8220;spie molecolari&#8221; &#8211; geni in grado di dirci se p63 è presente o meno &#8211; si potranno definire le migliori strategie di cura, fino ad arrivare a terapie personalizzate.  <strong></strong></p>
<p><strong>Fonte: AIRC</strong></p>
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		<title>Montalcini&#8217;s days: la scienza è anche donna</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sciencedesk</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono cominciati già da una settimana i festeggiamenti in onore dei 100 anni di Rita Levi Montalcini, orgoglio del nostro Paese per i suoi traguardi scientifici riconosciuti a livello mondiale. Il suo compleanno sarà il prossimo 22 aprile, ma l’Istituto Superiore di Sanità e l’Accademia Nazionale dei Lincei le hanno già portato omaggio. Oggi la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sciencedesk.wordpress.com&amp;blog=1430390&amp;post=964&amp;subd=sciencedesk&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-966" title="nerve_growth_factor_ngf1" src="http://sciencedesk.files.wordpress.com/2009/04/nerve_growth_factor_ngf1.png?w=73&#038;h=96" alt="nerve_growth_factor_ngf1" width="73" height="96" />Sono cominciati già da una settimana i festeggiamenti in onore dei 100 anni di Rita Levi Montalcini, orgoglio del nostro Paese per i suoi traguardi scientifici riconosciuti a livello mondiale. Il suo compleanno sarà il prossimo 22 aprile, ma l’Istituto Superiore di Sanità e l’Accademia Nazionale dei Lincei le hanno già portato omaggio. Oggi la senatrice è stata accolta al Quirinale dal Presidente della Repubblica e poi al Senato. Giornate intense e sicuramente emozionanti, anche se la Montalcini ha dichiarato “L’unica cosa che mi emoziona ancora è la vita”. Fa un certo effetto ascoltare tale dichiarazione da una donna centenaria, ancora così piena di entusiasmo verso ciò che la circonda. Ai giovani dice “Credete nei valori e siate felici di essere italiani, per la bellezza del capitale umano di questo Paese”. L’invito, che arriva in un momento di buio per l’Italia, ha i toni dell’ottimismo a cui la Montalcini si affida per predisposizione caratteriale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il suo pensiero non convenzionale la ha portata in alto e lontano. All’età di 20 anni aveva comunicato a suo padre che non voleva essere né moglie né madre: una decisione coraggiosa e fuori dagli schemi di quei tempi. Con costanza, passione e coerenza, ha seguito il richiamo della scienza, che l’ha condotta negli Stati Uniti dove ha lavorato per 20 anni. Il suo itinerario scientifico è stato segnato dalla scoperta del fattore di crescita Nerve Growth Factor (NGF), scoperta guidata da una determinazione durata per anni e dalla convinzione, come lei stessa ha dichiarato, che “quello che stavo osservando non rientrava nella norma”. Nella presentazione della motivazione del Nobel è stato detto che “La scoperta dell’NFG agli inizi degli anni ’50 è un esempio affascinate di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos”. Come diceva Albert von Szent Gyorgyi, scienziato ungherese e Premio Nobel per la Medicina nel 1937, scoprire significa vedere quello che tutti vedono e pensare quello che nessuno ha ancora pensato.<span>  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">L’NGF, proteina richiesta per il differenziamento e la sopravvivenza delle cellule nervose, ha inaugurato una nuova era nella neuroembriologia sperimentale e ha aperto la strada ad un nuovo approccio diagnostico basato sulla ricostituzione di vie metaboliche alterate. In quest’ambito, va considerato anche l’impulso dato dalla scoperta dell’NGF alla farmacologia ed in particolare alla progettazione dei farmaci. Le ricerche sull’attività dell’NGF e sul suo ruolo nelle malattie neurodegenerative continuano presso l’Istituto fondato dalla Montalcini cinque anni fa, l’EBRI, European Brain Research Institute. “Vado tutte le mattine a seguire le donne che lavorano nel mio Istituto. Ho il privilegio di un passato che mi permette di ricordare cose che loro non sanno”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Alle donne meno protette e alla tutela dei loro diritti, la Montalcini dedica il suo tempo e il suo denaro attraverso una fondazione, di cui è promotrice, che aiuta le donne africane.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><em>di Nicoletta Guaragnella</em></span></p>
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