Pochi mesi, e non più anni, ci dividerebbero dal giorno in cui le cellule staminali del cervello saranno usate per il trattamento di alcune patologie neurodegenerative. Se ne è parlato al convegno “Le cellule staminali cerebrali: verso la sperimentazione clinica” tenutosi oggi a Roma. Una promessa impegnativa, di fronte a un drappello di malati, che avrebbero «voluto che la sperimentazione fosse cominciata ieri».
Oltre al gran capo dell’Istituto Superiore di Sanità, Enrico Garaci, che ha ribadito lo strenuo impegno dell’Istituto nel promuovere la ricerca degna di merito e nel cercare di «trasformare in applicazione clinica i percorsi di ricerca», hanno partecipato all’incontro David Begley, un ricercatore inglese, Angelo Vescovi, il sindaco di Terni e Monsignor Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia. La sua presenza è connessa ad un fatto singolare: la curia ternana è infatti tra i finanziatori della Banca delle cellule staminali di Terni. E’ qui che le cellule che verranno usate nella sperimentazione prossima ventura sono stcustodite e coltivate.ellule staminali. Cellule estratte da feti morti per aborto spontaneo, che consentono di scavalcare ogni dilemma etico connesso con l’uso delle staminali.
«Non è l’unica opzione possibile – ha dichiarato nel suo intervento Vescovi, la cui faccia vedemmo campeggiare su un manifesto pro-astensione ai tempi del referendum sulla legge 40. Ma è una soluzione che consente di rispettare le stringenti regole che l’Italia si è data. Non esistono problemi quantitativi di disponibilità di cellule, dal momento che siamo in grado di farle “moltiplicare” e sono già stati effettuati esperimenti sugli animali, anche sui primati, che hanno dato ottimi risultati. Un cervello è un orchestra e le malattie neurodegenerative non fanno altro che distruggere precisi strumenti. Ciò che intendiamo fare nella nostra sperimentazione è introdurre cellule staminali che ricostruiscano gli strumenti rotti».
Nessuna promessa sul successo né sulla tempistica del trial, su quest’ultimo in particolare esistono una serie di difficoltà da superare: «quella di Terni è probabilmente la prima “neuronal stem cell bank” al mondo – ha continuato Vescovi – e per questo non esistono protocolli cui far riferimento. Occorrerà ottenere tutte le certificazioni che attestino che protocolli e linee cellulari siano sicure e soltanto a quel punto potremo partire. Cominceremo con la Sclerosi laterale amiotrofica, ma speriamo a breve di allargare il settore di applicazione».

AM

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