supertopo

È capace di correre a una velocità di 20 metri al minuto per 5 ore di seguito coprendo una distanza di 6 chilometri. Mangia il 60% più del dovuto, ma non ingrassa di un etto, anzi è più magro della media. Vive più a lungo dei suoi simili e si accoppia anche in tarda età, ben oltre il limite normale. Il supertopo nato in un laboratorio americano ha lasciato stupefatti anche gli scienziati che lo hanno creato: non immaginavano che avesse queste capacità.

Tutto è cominciato in un laboratorio di biochimica della Case Western Reserve University a Cleveland in Ohio. Lì quattro anni or sono un gruppo di ricercatori guidati da Richard H. Hanson ha iniettato la forma attiva di un gene in un embrione di topo. Quel gene codificava per un enzima chiamato fosfofenilpriuvato carbossichinasi (PEPCK-C) che è presente soprattutto nei reni e nel fegato, ma anche in altri tessuti. Nel topo geneticamente modificato, però, questo gene si è espresso soprattutto nei muscoli dello scheletro, cosicché i muscoli dei supertopi hanno una quantità di questo enzima 100 volte più alta di quella presente nei muscoli dei topi normali.

Da quel topo geneticamente modificato sono nati una schiera di supertopi: oggi sono 500 e le loro caratteristiche sono sorprendenti. Il professor Hanson ha presentato i risultati dei suoi studi, pubblicati nei giorni scorsi dalla rivista Journal of Biological Chemistry, durante una conferenza stampa: “I nostri topi – ha detto Hanson – sono 10 volte più attivi dei topi normali nelle loro gabbie, vivono più a lungo, fino a 3 anni d’età, e sono attivi dal punto di vista riproduttivo fino alla fine della loro vita”. Anche le femmine, che normalmente hanno figli non oltre un anno d’età, riescono a partorire anche a due anni e mezzo. “Gli uomini – ha aggiunto Hanson – hanno esattamente lo stesso gene, ma non credo che questo topo sia un modello appropriato per la terapia genica sugli esseri umani”.

A cosa serve quindi questo supertopo? Il quotidiano britannico The Independent (che alla scoperta ha dedicato la prima pagina), suggerisce che questa scoperta potrebbe tornare utile per mettere a punto nuovi farmaci che migliorino la performance dei muscoli, o per trovare terapie contro malattie genetiche come la fibrosi cistica.

Visto come vanno le cose con le case farmaceutiche ai giorni d’oggi, spero solo che il gene PEPCK-C non  faccia esultare i ciclisti con la speranza di una nuova sostanza superdopante o non faccia la fine del Viagra.

Fonte: L’Unità 6-11-07

di Francesca Ceradini

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