Si parla spesso di queste strane strutture di carbonio e delle loro potenzialità. Ancora non si sa bene per cosa verranno impiegati, eppure c’è già allerta sulla possibile tossicità dei nanotubi. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Edinburgo (Gran Bretagna), guidati da Ken Donaldson, ha visto come queste strutture possano causare nel topo una patologia simile a quella indotta dalle fibre di amianto, che, quando inalate, provocano cancro al polmone e alle sue membrane di rivestimento. La ricerca è stata pubblicata sull’ultimo numero di Nature Nanotechnology.

Secondo quanto descritto nello studio inglese, le strutture lunghe e sottili dei nanotubi risulterebbero troppo grandi per essere fagocitate dal nostro sistema immunitario. Esattamente come accade per l’amianto, dunque, anche le fibre di nanotubi causano infiammazione a livello delle membrane che avvolgono gli organi della cavità toracica e addominale, almeno a livello sperimentale. Scoperti 20 anni fa, i nanotubi di carbonio sono stati da sempre descritti come il materiale sorprendente del ventunesimo secolo. Leggere come la plastica e più forti dell’acciaio, queste strutture di carbonio si perfezionano anche per l’uso in medicina, come veicoli di farmaci, e in elettronica, per lo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate.

La precauzione, però, è d’obbligo, anche perché l’impiego di materiali contenenti nanotubi non è ancora diffuso. Si parla di racchette da tennis o parti di biciclette, anche se per ora le industrie non hanno il dovere di specificare l’uso di queste microscopiche strutture. Lo stesso Donaldson precisa che “siamo ancora lontani dal poter dire che i nanotubi causano tumore al polmone o alle membrane di rivestimento degli organi”. Ma i dati sui rischi legati al loro uso sono molto scarsi e lo studio inglese potrebbe essere utile per cominciare a indagare la tossicità dei nanotubi prima che sia troppo tardi.

di Sabina Mastrangelo

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