novembre 2008


1-influenza-virus2Volete sapere tutto sull’influenza? Quando arriverà, quali sintomi presenta, come si    può prevenirla. Negli Stati Uniti basta collegarsi al sito www.google.org/fluetrends che fornisce tutte le informazioni a riguardo.

Il progetto Google Flu Trends è stato presentato sulle pagine della rivista Nature con la firma dei suoi autori, Jeremy Ginsberg e colleghi, e in forma di ‘open access’, vale a dire che chiunque potrà leggerlo nei prossimi sei mesi. Il progetto si basa su un metodo che consente di analizzare le ‘google queries’ effettuate da utenti/pazienti e di monitorare le epidemie, tra cui l’influenza, in una popolazione. Assumendo che la frequenza relativa delle ‘queries’ è strettamente correlata alla percentuale di pazienti che presentano sintomi influenzali, è possibile stimare con accuratezza l’evoluzione settimanale dell’influenza. Le proiezioni fornite dal sito giungeranno soltanto con un giorno di ritardo rispetto alla acquisizione dei dati. 

E’ evidente che un approccio di questo tipo sia condizionato dalla frequenza con cui una popolazione fa uso della rete internet. Tuttavia, i vantaggi che ne potrebbero derivare sono indiscutibili, sia dal punto di vista individuale che per il sistema sanitario, che disporrà di un rapido ed efficiente sistema di monitoraggio. Google Flu Trends inaugura una nuova modalità di ricerca e di accesso alla conoscenza. Secondo Joseph Hellerstein, docente di Computer Science a Berkeley, ci troviamo agli albori di una “Rivoluzione industriale dei dati”, nella quale l’informazione digitale elaborata automaticamente supererà quella prodotta dagli esseri umani.

di Nicoletta Guaragnella

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di Elena Cattaneo, Direttore del Centro Interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali (UniStem) di Milano.

Curiosamente, ma non troppo, il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, come già il suo predecessore, apre la sua era parlando di staminali e dichiarando di volere rimuovere il divieto, imposto da G.W.Bush, al finanziamento pubblico della ricerca sulle cellule staminali embrionali umane. Divieto che ha sempre fatto largamente sorridere per la sua ipocrisia: non si impediva affatto la ricerca sulle embrionali, bastava che fosse svolta con fondi privati. I quali, per la fortuna dei colleghi americani, sono negli Usa numerosi e provenienti dalle altrettanto numerose donazioni, fondazioni e istituti.
Quindi, negli anni della “proibizione”, è successo quello che normalmente succede nella ricerca statunitense: tutto è continuato. Si è studiato, ricercato e se ne sono pubblicati i risultati, anche quelli «vietati con fondi pubblici» ma ottenuti con fondi privati (in istituti come Harvard, ad esempio) messi a disposizione del mondo intero. Alimentando così tutte le idee che hanno consolidato gli Usa, insieme ai giapponesi, come protagonisti dei più straordinari sviluppi recenti.
Quindi, quale valore morale avrebbe questo divieto? E quale coerenza? Un Paese veramente “contro” avrebbe semplicemente bandito quel tipo di ricerca su tutto il territorio nazionale. Difficile però immaginarsi un’America disponibile a correre il rischio di restare indietro o addirittura fuori da una ricerca considerata scientificamente di valore e carica di prospettive.
In Italia è andata peggio. La legge 40 vieta di derivare staminali embrionali dalle blastocisti, anche da quelle destinate al congelamento distruttivo (che è già una contraddizione: il “non fare” non è comportamento neutrale). Non vieta, però, di lavorare, fra difficoltà inutilmente create, con cellule ottenute da altri colleghi nel mondo con il sostegno etico e finanziario del loro governo o dei loro cittadini. Queste cellule sono presenti, quindi, nei nostri laboratori, importate nell’ambito di collaborazioni di ricerca e utilizzate per capire e, forse un domani, per curare.
Chi si oppone alla ricerca dovrebbe, per coerenza, rispondere con chiarezza a due seguenti quesiti:
– Tutti dovremmo rinunciare a qualsiasi eventuale futuro trattamento di cura “impuro”, che abbia legami anche in minima parte con studi su queste cellule?
– Tutti i ricercatori dovrebbero essere soggiogati da un codice di comportamento che impedisca loro di consultare riviste scientifiche, frequentare congressi o partecipare a network di ricerca internazionali, attraverso i quali rischiano di sviluppare idee sulla base dei risultati delle ricerche (altrui) sulle embrionali?
Per far ciò bisognerebbe anche attrezzarsi per “tracciare” qualsiasi percorso di ricerca mondiale, passata, presente e futura, che certifichi che quella nazionale non sia “contaminata” da studi, pensieri o azioni passate attraverso le ricerche bandite.
Tutto ciò è assurdo, impossibile da mettere in pratica, e dunque, come al solito, prevale l’ipocrisia. Ma la vera novità del momento viene dalle reazioni delle gerarchie vaticane alla proposta del neopresidente Obama. Invece di utilizzare argomenti etici o religiosi, rivendicarne la fondatezza e chiedere comportamenti conseguenti a tutti coloro che vi si identificano, si taglia corto definendo «inutili» le ricerche sulle embrionali e proponendo il solito «confronto» tra embrionali e adulte, che è come confrontare pere e furgoni.
È inevitabile chiedersi come sia possibile dar credito a dichiarazioni così assurde, non verificate e non verificabili. Perché usare l’argomentazione falsamente scientifica, sfruttando una posizione da “guida morale” (e dunque non discutibile) per deformare il piano della discussione, significa interferire improvvidamente in un campo di “non competenza” (intesa come conoscenza scientifica). Questo, in uno stato laico, non può essere civilmente accettabile. Neanche da chi è cattolico. Pensare inoltre di potere far credere di conoscere a priori le idee ancora da sviluppare e l’esito degli esperimenti ancora da svolgere significa pensare di poter far credere di essere investiti della capacità di leggere nel futuro con la sfera di cristallo.
Da qui altri dubbi, tanto semplici quanto logici. Se davvero queste ricerche sono inutili, perché tanti ricercatori nel mondo ci lavorano? Tempo da perdere? O forse (come piace ad alcuni demagoghi) sono tutti mercenari di ditte farmaceutiche e pensano a “facili guadagni”? E le perplessità di questa logica da contorsionista non fanno che aumentare se ci si immagina un’industria farmaceutica che investe nell’«inutile». Per questo, da studiosa sulle cellule staminali, la mia posizione è diversa. Se si rimane sul piano scientifico, le staminali embrionali, per la loro caratteristica di pluripotenza sono interessantissime per capire come si formano le cellule specializzate del nostro organismo e come degenerano nelle diverse malattie. Ci sono già studi che dimostrano come le embrionali umane siano in grado di dare beneficio dopo trapianto nel topolino lesionato che mima malattie degenerative. Per alcuni modelli di malattia si tratta di enormi benefici. Non significa garanzia di cura nell’uomo, ma un primo passo. Certo che è deludente vedere la discussione intrappolata nelle maglie di una comunicazione costretta a inventarsi una realtà che non esiste, pur di sostenere argomenti che si vogliono imporre a chi non li può condividere perché ha una visione scientifica del problema. E forse, proprio per queste modalità di comunicazione, si è divisi anche dentro la Chiesa, quella che coinvolge tutti i fedeli.
Le mie opinioni le ho espresse altre volte e oggi scelgo di essere ancora più diretta del solito: sono cristiana e lavoro sulle cellule staminali embrionali che ho a disposizione, oltre che sulle staminali adulte e su molte altre ricerche che non coinvolgono le staminali. Credo di essere nel giusto quando elaboro ricerche condotte su cellule che «embrione non sono» e ottenute da blastocisti «che persona non è». Potranno aiutarci a capire e, speriamo, a contribuire a diminuire le sofferenze altrui. Ho anche la speranza che esista un Dio ben più grande di qualsiasi immaginazione terrena e che non ha bisogno di dogmi per imporsi. Un Dio che lascia liberi gli uomini e le donne di pensare, sperare, amare, gioire, e credere nei modi, nei tempi e nelle forme più diverse. Persone impegnate con la propria coscienza e la propria diversa tensione etica a contribuire ad accrescere, per chi crede, quel dono ricevuto. Un Dio che magari nutre anche un certo amore per la Scienza. Perché, forse, un Dio che vuole tenerci all’oscuro e nella sofferenza, non esiste.

Fonte: ilsole24ore.com

Obama 2008 YES WE CAN! Il sogno diventa realtà: Barack Obama conclude con successo la sua maratona verso la Casa Bianca ed è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Dopo gli entusiasmi post-elettorali, l’attenzione è già virata sulle prospettive politiche, economiche e sociali in ballo per la maggiore potenza mondiale. Riuscirà Obama a portare alla Casa Bianca i principi della sua democrazia vibrante?

La risposta è naturalmente rimandata ai prossimi mesi, quando sarà possibile valutare le prime mosse del neo-Presidente. Di certo, però, le premesse annunciate nel programma elettorale lasciano ben sperare e già si respira aria di cambiamento. 200 decreti esecutivi saranno probabilmente aboliti o modificati. E ad oggi sembra che anche la scienza  avrà il suo spazio.

In un’intervista rilasciata alla rivista Nature qualche settimana fa’, Obama aveva dichiarato “Rafforzerò i settori della scienza, della tecnologia e dell’innovazione. Il talento degli Stati Uniti nell’innovazione è ancora invidiato da tutto il mondo, sebbene ci troviamo a fronteggiare sfide senza precedenti che richiedono nuovi approcci per essere gestite”. In queste parole sono espliciti lo slancio di un atteggiamento propositivo e teso al cambiamento, ma anche la consapevolezza di un difficile momento storico. Tale consapevolezza è ritornata nelle parole di Obama in occasione del discorso tenuto alla platea di Chicago subito dopo la proclamazione della vittoria “Our planet is in peril!” (Il nostro pianeta è in pericolo!).

La sfida è ora aperta. Ripristinare l’integrità della politica americana sulla scienza è il primo obiettivo. Obama eredita a riguardo una situazione penalizzante lasciata dall’era Bush e professa, di contro, un ritorno alle evidenze oggettive, che schiaccino l’ideologia, in merito alle tematiche e alle scelte scientifiche. A prestar fede al programma elettorale, gli Stati Uniti investiranno nella ricerca di base, fonte di nuove conoscenze e motore di sviluppo nei campi più vari, dalla medicina alle telecomunicazioni. La formazione di giovani ricercatori sarà promossa mediante l’incremento delle borse di studio. Via libera anche alla ricerca con le cellule staminali embrionali, limitata nelle clausole del finanziamento federale approvato nel 2001 da George W. Bush. Gli embrioni in sovrannumero potranno essere utilizzati a scopo di ricerca, senza crearne appositamente dei nuovi. Su questo punto è già polemica e il Vaticano ha proclamato il suo dissenso esplicito “il no all’utilizzo degli embrioni vale per tutti”.

Anche il settore dell’energia sarà protagonista di cambiamenti: efficienza e risparmio energetico le parole chiave. Secondo il programma, le emissioni di CO2 dovranno essere ridotte dell’80% , parte dell’energia dovrà essere ottenuta dalle fonti rinnovabili e si dovrà investire sui nuovi combustibili.

Infine, “spazio allo spazio”. Indirizzare i viaggi verso Marte, rivitalizzare la Nasa e favorire le collaborazioni internazionali.

Duunque, non ci resta che aspettare.

di Nicoletta Guaragnella

trafficoL’uomo potrebbe ispirarsi ai piccoli imenotteri per la gestione del traffico automobilistico

La soluzione sarebbe semplice: dare aiuto a chi viaggia in direzione opposta fornendo informazioni dettagliate sul traffico che abbiamo incontrato. Le formiche lo fanno, gli uomini no. Gli scienziati la chiamano “intelligenza collettiva”, una caratteristica tipica degli animali che vivono in grosse colonie come le formiche per esempio.

Dirk Helbing, dell’Università della Tecnologia di Dresda, in Germania, ha osservato il modo in cui le formiche si spostano, dentro e fuori dal formicaio. Il team dello scienziato ha segnato due vie attraverso le quali gli insetti potevano muoversi dal formicaio verso una fonte di cibo. Uno dei due sentieri era più stretto dell’altro, e ovviamente si è congestionato subito. Quando però una formica che aveva viaggiato sulla via congestionata incontrava un altro individuo che stava uscendo in quel momento dal formicaio, lo spingeva sull’altro sentiero, cosa che non accadeva se invece aveva trovato la strada sgombra.

Basandosi sui dati raccolti, i ricercatori hanno creato un modello al computer per simulare situazioni più complicate in cui un alto numero di individui si trovano a interagire, con percorsi di lunghezza variabile. La simulazione ha mostrato che se anche le formiche che vengono indirizzate su una nuova via possono intraprendere percorsi più lunghi, riescono comunque a raccogliere il cibo in maniera veloce ed efficiente.

Se gli automobilisti fossero in grado di fornire informazioni a coloro che viaggiano in direzioni opposta in questo modo si eviterebbero certamente molte code.

Fonte: Ulisse- Scienza esperienza

mioblastiDai laboratori della Sapienza una prospettiva innovativa per la comprensione e la cura della malattia degenerativa del sistema nervoso.

Un recente studio sperimentale, coordinato da Antonio Musarò del Dipartimento di istologia ed embriologia medica della Sapienza Università di Roma, offre nuove speranze nella lotta alla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica che colpisce progressivamente i motoneuroni, le cellule nervose che controllano il movimento dei muscoli.

A oggi l’ipotesi più accreditata sulla causa della degenerazione dei motoneuroni è la mutazione del gene che produce la superossido dismutasi (enzima SOD1), un potente antiossidante che pulisce le cellule dai radicali liberi. Ma quando l’enzima subisce una mutazione, diventa tossico e provoca la degenerazione delle cellule. Recenti studi sperimentali hanno avanzato il dubbio che i motoneuroni non siano i soli bersagli primari della mutazione SOD1, suggerendo che gli scarsi risultati ottenuti con la terapia convenzionale dipendano da una incompleta conoscenza delle basi molecolari e cellulari della malattia stessa.

Il progetto di ricerca della Sapienza ha puntato a dimostrare l’ipotesi che il muscolo scheletrico sia un bersaglio primario dell’effetto tossico del gene mutato SOD1, a prescindere dalla degenerazione dei motoneuroni. Come è illustrato in un articolo pubblicato su Cell Metabolism, nel corso della sperimentazione i ricercatori hanno generato un topo modificato nel quale gli effetti del gene mutato si producono solo nei confronti dei muscoli volontari. Nella cavia si è osservata la progressiva atrofia dei muscoli e la successiva comparsa degli altri sintomi della malattia, senza una apparente degenerazione dei motoneuroni, contrariamente all’ipotesi dominante che li vuole bersaglio primario della SLA.

Questo risultato non solo aggiunge un nuovo tassello alla comprensione dei meccanismi alla base della SLA, ma apre nuove prospettive per disegnare strategie terapeutiche più appropriate. Occorre infati cominciare a considerare la SLA come una malattia multisistemica, che non riguarda soltanto i motoneuroni, ma che può coinvolgere direttamente anche altri tessuti (come la glia e il muscolo, appunto). È in questa nuova ottica, dunque, che bisogna cominciare a sviluppare approcci terapeutici combinati, che aggrediscano la malattia da più fronti.

Fonte: Le Scienze

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7 NOVEMBRE 2008

SOTTO L’ALTO PATRONATO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

L’associazione italiana per la ricerca sul cancro dedica quest’anno la Giornata per la ricerca alla crescita dei giovani ricercatori, che con le loro idee e il loro entusiasmo rappresentano il futuro della ricerca nel nostro Paese. L’ incontro di esperienza ed innovazione in menti giovani e dinamiche è alla base dell’avanzamento della ricerca scientifica.

Negli ultimi anni, la ricerca sul cancro si  sta orientando verso le cosiddette “cure intelligenti”, così chiamate in quanto basate su una farmacologia che mira con estrema precisione all’obiettivo riducendo il danno alle aree tissutali circostanti di un tumore. Le “cure intelligenti” sono, quindi, il risultato della integrazione di cure tradizionali con nuovi criteri terapeutici. I giovani ricercatori rappresentano i punti di crescita e di forza della ricerca in questa direzione.

Come ogni anno, la Giornata del 7 novembre prossimo si propone di informare e sensibilizzare il grande pubblico sui progressi compiuti dalla ricerca e sui suoi prossimi obiettivi. Iniziative televisive, radiofoniche ed incontri nelle piazze italiane sono previsti nei giorni dal 7 al 9 novembre per dare insieme ai giovani ricercatori più forza per andare lontano.

Si chiama miosina Vb ed è una delle proteine chiave nel processo che correla esperienza e memoria.

Perchè quando tocchiamo la fiamma per la prima volta e ci scottiamo decidiamo di non ripeterlo più? La memoria dell’esperienza, scientificamente parlando, è una questione molto complessa e ancora da decifrare. Un lavoro pubblicato sull’ultimo numero della rivista Cell (volume 135, pg. 535-548) e firmato dal gruppo di Michael D. Ehlers del Dipartimento di Neurobiologia di Duke University Medical Center, USA, fornisce in merito una risposta originale basata su un possibile meccanismo molecolare che unisce l’esperienza alla memoria.

Le cellule del sistema nervoso comunicano con l’esterno attraverso delle proteine di membrana chiamate recettori. I recettori captano i segnali e, in risposta agli stessi, rilasciano opportune molecole, i neurotrasmettitori. I neurotrasmettitori, a loro volta, stimolano le cellule circostanti a produrre più recettori; in altre parole a potenziare la risposta cellulare agli stimoli. Questo processo, infatti, è definito ‘potenziamento a lungo termine’ (LPT, long-term potentiation). Il meccanismo con cui l’LPT avvenga non è ancora chiaro.

Il lavoro di Ehlers e colleghi propone un inedito modello molecolare per spiegare la plasticità delle cellule nervose in seguito ad uno stimolo. Il modello individua nella proteina miosina Vb la principale responsabile del coordinamento del lavoro necessario al potenziamento dei recettori di membrana. Quando un impulso arriva ai neuroni, si verifica un aumento dei livelli di calcio intracellulari. Il calcio determina un cambiamento strutturale della miosina Vb che successivamente convoglia il traffico dei recettori sulla membrana, contribuendo in maniera determinante all’LPT. L’inibizione di questa proteina blocca l’intero processo, a dimostrazione del fatto che essa ne rappresenti l’innesco

Le reazioni alla scoperta da parte della comunità scientifica dei neurobiologi sono state di entusiasmo. “Questo lavoro è un gioiello”-ha commentato Bettina Winckler, neuroscienziata presso la University of Virginia, “o forse dovrei dire un motore ben costruito! Ogni elemento è al suo posto in maniera così perfetta!”.

di Nicoletta Guaragnella