dicembre 2008


urlo_munch1    Anche i brutti sogni si possono trasmettere dai genitori ai figli. La componente genetica alla base degli incubi notturni trova una nuova conferma nello studio pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics a firma di Jacques Montplaisir e del suo gruppo della Università di Montreal.
Per indagare sui determinanti genetici ed ambientali degli incubi notturni, i ricercatori hanno analizzato un campione di 390 coppie di gemelli, omozigoti ed eterozigoti, all’età di 18 e 30 mesi. L’incidenza degli incubi notturni sembra, infatti, essere maggiore nella prima infanzia. L’esperimento è consistito nel sottoporre all’attenzione delle mamme dei gemelli un questionario a risposta multipla con una serie di domande sul ritmo del sonno dei loro figli. Dall’analisi dei dati è emerso che a 18 mesi, la prevalenza degli incubi è pari al 36,9%, mentre a 36 mesi scende al 19,7%. Vale a dire che all’aumentare dell’età del bambino, anche gli incubi si riducono.
Questi risultati, ottenuti su un campione di bambini gemelli, supportano la teoria dell’ereditarietà degli incubi notturni. A tale riguardo, sarebbe interessante in futuro individuare se ci sono dei geni responsabili di questa trasmissibilità.
Questo studio rientra in un discorso sempre attuale. I disturbi del sonno sono, infatti, considerati tra le cause principali di inquietudine di figli e genitori: i figli non dormono ed i genitori si preoccupano. Ma come funziona il sonno di un bambino? Pochi genitori sanno rispondere effettivamente a questa domanda. Tuttavia, è possibile e sarebbe opportuno, documentarsi. Un libro dal titolo “Adesso torna nel tuo letto!”, di Stephan Clerget e Anne Lamy, edito da Ega Editore, affronta proprio questo tema analizzando le cause dei disturbi del sonno dei bambini e fornendo una serie di consigli pratici per affrontare il problema con consapevolezza e controllo. Alle mamme, buona lettura!

di Nicoletta Guaragnella

staminali
Nella scienza non esistono miracoli! Questo è il messaggio che da anni viene diffuso da ricercatori di tutto il mondo, soprattutto quando si parla di cellule staminali.

Un argomento che, per chi vive nel duro mondo delle malattie genetiche, suscita tante speranze quanto cela insidiosi pericoli. Purtroppo, la diffusione delle “cliniche della speranza” in paesi come la Cina, l’India, la Thailandia, l’Ucraina o il Brasile, sta assumendo una dimensione sempre più incontrollabile, minando la credibilità della scienza stessa. Si tratta di quelle “cliniche”, meglio definibili come “centri di dubbia origine”, in cui per 10-20 mila di euro ti promettono di sconfiggere patologie come la distrofia muscolare o la sclerosi con iniezioni di presunte cellule staminali. Inutile dire che è tutta un’enorme bufala, con conseguenze che potrebbero rivelarsi gravissime.

Le terapie consolidate, infatti, sono ben poche, come il trapianto delle cellule staminali emopoietiche per la leucemia, o di quelle epiteliali per la rigenerazione della pelle e della cornea. Ci sono invece molte cliniche che mettono a rischio i pazienti, approfittando della scarsa consapevolezza del tempo necessario alla ricerca per passare dalla teoria alla pratica.

Per combattere questo torbido mercato delle “false promesse”, e arginare il cosiddetto “turismo da cellule staminali”, la Società Internazionale per la Ricerca sulle Cellule Staminali (International Society for Stem Cell Research – Isscr) ha deciso di stilare delle raccomandazioni contro le truffe a base di staminali. A firmare le linee guida, pubblicate ieri sulla rivista Cell Stem Cell, sono piu’ di trenta scienziati, tra cui anche bioeticisti e tecnici, con un vademecum che serve a mettere in guardia i pazienti consentendogli di distinguere tra sperimentazioni con fondamento scientifico e pericolose truffe. Un secondo obiettivo delle linee guida è di fare chiarezza nella grande confusione che si sta facendo in questo momento sulle potenzialità terapeutiche delle staminali adulte e di quelle embrionali.

Tra gli scienziati coinvolti nella stesura delle Linee Guida compaiono anche quattro italiani: Giulio Cossu del San Raffaele di Milano, noto per i suoi studi sui mesoangioblasti come fonte di una possibile terapia contro la distrofia muscolare di Duchenne, Elena Cattaneo Direttore del Centro Interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali (UniStem) di Milano, che da anni fa ricerca sulle staminali embrionali e combatte per la libertà di ricerca in quest’ambito, Michele De Luca del Centro di Medicina rigenerativa dell’Università di Modena e Reggio Emilia, pioniere per gli studi delle cellule staminali epiteliali applicate nella rigenerazione della pelle e nella vista, e Marina Cavazzano Calvo che lavora sulle staminali a Parigi.

di Francesca Ceradini