gennaio 2009


sedia-rotelleUna sedia a rotelle automatizzata interpreta l’attività cerebrale e si sposta verso il luogo desiderato. Ecco come funziona il prototipo del Politecnico di Milano

Basta un pensiero e ci si sposta senza muovere neanche un muscolo. La sedia a rotelle realizzata dal Politecnico di Milano è infatti in grado di “leggere” la nostra attività cerebrale e scegliere la direzione per portarci nel luogo desiderato. Uno strumento che potrebbe essere utile per diverse applicazioni e, in particolare, per quelle persone che hanno limitazioni nell’attività motoria.

Il Laboratorio di intelligenza artificiale e robotica del centro lombardo ha sviluppato un sistema di interfaccia tra cervello e computer (brain computer interface) basato sull’analisi dei segnali elettrici, rilevati da una cuffia dotata di elettrodi. La sedia a rotelle è collegata a questo sistema e possiede uno schermo su cui si illuminano, una alla volta, le parole relative all’ambiente domestico – come ‘cucina’, ‘bagno’, ‘salotto’. Quando una persona osserva una parola illuminata e vi si concentra, il sistema riconosce la risposta cerebrale allo stimolo luminoso di interesse. Ogni stimolo “interessante” – in questo caso una parola – all’interno di una certa sequenza, genera infatti nell’attività del cervello un particolare cambiamento (un’onda chiamata P300): riconosciuto il segnale, il computer elabora il percorso per giungere a destinazione. Poiché le onde cerebrali sono leggermente diverse per ognuno di noi, il sistema necessita di un addestramento individuale per associare, per esempio, la parola ‘cucina’ a una particolare forma della P300.

Grazie a due laser integrati nella sedia a rotelle, inoltre, il sistema è in grado di evitare gli ostacoli, mentre due telecamere puntate verso l’alto rilevano particolari disegni-guida sul soffitto che segnalano i percorsi. Si tratta ancora di un prototipo, in grado di funzionare, per adesso, solo in un ambiente chiuso. Ma il progetto prevede di rendere la sedia funzionante anche in ambienti aperti.

Fonte: Galileo

cyberspace2 Il tema della 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
è stato annunciato nei giorni scorsi da Papa Benedetto XVI:
“Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di
rispetto, di dialogo, di amicizia”.

Il messaggio è rivolto alla  generazione cosiddetta digitale, composta da coloro che delle nuove tecnologie ne hanno fatto una ragione di vita ed un modo di essere. Il cyberspace è diventato la nuova arena virtuale dove oggi è possibile cercarsi, trovarsi e relazionarsi. E in fondo, questa non è altro che la risposta moderna al desiderio fondamentale ed ancestrale degli esseri umani di entrare gli uni in rapporto con gli altri.

Su questo aspetto fa’ leva il discorso del Papa: “amare il prossimo è ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore”. Ma può la concezione religiosa dell’amore cristiano conciliarsi con una espressione dei sentimenti che fa’ capo, ad esempio, a simboli proiettati dallo schermo di un computer o ai contenuti ermetici di un messaggio multimediale? Il suggerimento del Papa stesso è di giungere ad un compromesso, utilizzando le tecnologie di cui si dispone in modo equilibrato ed intelligente. Via libera, dunque, alle nuove forme di comunicazione, prive di regole e correzioni, ma che non si perda di vista l’integrità etica e morale. Bisognerebbe impegnarsi affinchè la libertà assoluta di espressione non si identifichi con uno svilimento dei sentimenti, nè con una superficialità di rapporti ed impoverimento di dialogo.

L’invito del Papa è di usare la comunicazione per promuovere una cultura del rispetto, del dialogo e dell’amicizia. Rispetto di un’etica e di una onestà incondizionate e non influenzate dagli input virtuali in cui costantemente ci si imbatte. Dialogo tra persone differenti, paesi, culture e religioni. Amicizia intesa come una delle ricchezze più grandi e preziose di cui l’uomo possa disporre. Questi dovrebbero diventare nel cyberspace valori portanti e risorsa condivisa anche dai paesi economicamente e socialmente emarginati.

Lo spunto di riflessione offerto dal messaggio del Papa si rivela a questo punto interessante e avulso da un significato puramente religioso. L’enorme potenziale offerto dalle nuove tecnologie può essere percepito, infatti, in un’ottica nuova in cui emerge il principio della connessione finalizzata a scopi altruistici. Grazie al cyberspace, le famiglie possono comunicare anche se divise da enormi distanze, gli studenti ed i ricercatori godere di un accesso più facile ed immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e lavorare in equipe da luoghi diversi. In questi termini, la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione che contribuiscono al progresso sociale.

di Nicoletta Guaragnella

obama1 La Geron Corporation, un’azienda statunitense specializzata in biotecnologie, ha annunciato di aver ricevuto l’autorizzazione dalla Fda, l’ente federale per il controllo dei farmaci, a compiere la prima  sperimentazione clinica con cellule staminali embrionali per la cura di lesioni al midollo spinale.

Gli Stati Uniti sono il Paese in cui, nel 1998, le ricerche di James Thomson hanno portato alla scoperta delle staminali embrionali. Poi venne il dibattito infinito sulle questioni etiche che questo tipo di ricerca comporta e il blocco dei finanziamenti pubblici per volere dell’amministrazione Bush. Adesso arriva il via libera alle prove cliniche che coincide con l’arrivo alla Casa Bianca del nuovo presidente Barack Obama. Il neopresidente stesso, nel suo discorso inaugurale, ha ribadito di voler restituire alla scienza il posto che si merita.

L’obiettivo è quello di iniettare cellule staminali, prelevate da embrioni, nel midollo spinale di volontari paralizzati nella speranza che queste possano riparare la guaina di mielina che protegge i nervi e restituire così alle fibre nervose la capacità di trasmettere i segnali. Si spera anche che fattori di crescita, prodotti da queste cellule, possano contemporaneamente stimolare i nervi a rigenerarsi.

La prima fase della sperimentazione verrà condotta su un piccolo numero di pazienti con lesioni spinali gravi e dovrà verificare la sicurezza della terapia. I test prenderanno il via entro l’estate e riguarderanno otto o dieci pazienti. Le cellule saranno iniettate nella zona del midollo lesionata fra i sette e i 14 giorni dopo il trauma. Finora sull’uomo sono state sperimentate soltanto cellule staminali adulte che sono meno versatili rispetto a quelle embrionali. La sperimentazione potrebbero anche comportare il rischio di un’eccessiva proliferazione delle cellule con la conseguente insorgenza di un tumore. Il punto fondamentale è capire come preparare le cellule e quali istruzioni debbano ricevere perché facciano il loro lavoro al meglio e senza danni.

La decisione della Fda segna un’inversione di rotta nell’attitudine del governo Usa sulla controversa questione dell’utilizzo delle cellule staminali embrionali e apre un nuovo capitolo nelle terapie mediche. Ciò lascia anche presagire che il presidente Obama si prepari ad allentare le restrizioni imposte dal presidente Bush, che ostacolavano i progressi scientifici in questo campo.

di Francesca Ceradini

staminaliApprovata dalle autorità britanniche una procedura per verificare la tossicità dell’inserimento di cellule fetali in aree cerebrali lese.

Nel Regno Unito partirà a breve una sperimentazione sull’essere umano che prevede l’inserimento di cellule staminali adulte nel cervello di persone che abbiano subito un ictus. I trial clinici dureranno due anni e coinvolgeranno dodici pazienti. Le cellule staminali saranno derivate da cellule prelevate da feti abortiti, capaci di differenziarsi in neuroni, e impiantate direttamente nelle aree cerebrali maggiormente danneggiate.

Lo scopo principale è verificare eventuali reazioni negative all’intervento, con la speranza di indicare la strada verso una terapia che aiuti a ristabilire la funzionalità cerebrale dopo l’ictus. A ricevere l’autorizzazione dalla Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency inglese è stata la ReNeuron, un’azienda privata, che condurrà lo studio nel Southern General Hospital di Glasgow.

Il primo trial, che comprenderà quattro persone nella seconda metà di quest’anno, prevede l’inserimento di due milioni di cellule, mentre con i successivi si arriverà fino a venti milioni. Per gli scienziati sarà impossibile osservare il comportamento delle singole cellule, ma i pazienti saranno regolarmente sottoposti a scansioni per verificare l’attività cerebrale e controllare che non si formino tumori.

La stessa sperimentazione è stata sottoposta due anni fa al vaglio della Food and Drug Administration (Fda) statunitense, ma ancora non è stata autorizzata. Per ora, quindi, solo il Regno Unito potrà cominciare lo studio di fase uno, per la verifica di non tossicità della procedura. La speranza è di ottenere in futuro la rigenerazione del tessuto cerebrale leso dall’ictus.

Fonte: Galileo

BRAIN PACEMAKERLa nuova frontiera per la cura del morbo di Parkinson potrebbe risiedere nella Deep Brain Stimulation (DBS), ovvero stimolazione
cerebrale profonda.

Un elettrodo più piccolo di un peacemaker,
ricaricabile e di lunga durata, è già in fase di sperimentazione e si sostituirebbe ai farmaci utilizzati di routine per contrastare il decorso di questa malattia.
Il morbo di Parkinson colpisce il sistema nervoso centrale con una incidenza di circa 100-180 persone ogni 100.000. I sintomi con cui si manifesta sono il tremore, la rigidità muscolare, lentezza o impossibilità dei movimenti, disturbi dell’equilibrio e dell’andatura, spesso anche disturbi del linguaggio. La stimolazione cerebrale profonda porta ad un recupero delle funzioni motorie e riduce tutti i sintomi della malattia.

Il peacemaker cerebrale è stato realizzato dalla Medtronic, azienda multinazionale leader mondiale nel campo delle tecnologie medico-terapeutiche. Il dispositivo viene impiantato sottopelle e consente la stimolazione elettrica dei gangli alla base del cervello. I vantaggi di una terapia di questo tipo rispetto ad una terapia tradizionale sono indiscussi sia dal punto di vista economico che da quello del benessere individuale dei pazienti. I risultati di una indagine scientifica hanno dimostrato, infatti, che i costi sociali diretti ed indiretti per un malato di Parkinson e per la sua famiglia verrebbero abbattuti in maniera significativa.

di Nicoletta Guaragnella

festival-scienze

Scienziati e filosofi a confronto in conferenze e lezioni. Ma anche concerti e giochi. Da giovedi 15 fino a domenica 18 all’Auditorium Parco della musica di Roma ospita il festival delle scienze. Questa quarta edizione è dedicata all’Universo, in occasione dell’Anno internazionale dell’Astronomia che celebra i quattro secoli trascorsi dalle prime osservazioni di Galileo Galilei.

Il programma del festival prevede conferenze, lezioni magistrali, aperitivi scientifici, exhibit e concerti serali. Parteciperanno fisici, astrofisici, astronomi, filosofi ed esploratori spaziali di fama internazionale come George Smoot, Leonard Susskind, Margherita Hack, Scott Hubbard, Jean Pierre Luminet, Alexander Vilenkin, David Kaiser e Max Tegmark.

Tra gli altri eventi più spettacolari, il concerto dell’Helicopter String Quartet di Karlheinz Stockhausen, che sarà eseguito a bordo di elicotteri dai cieli di Roma da un quartetto di archi, e trasmesso all’Auditorium (domenica 18 alle ore 11). E tra quelli più divertenti “Bræinstein”, un gioco in cui quattro squadre di visitatori si sfideranno, a suon di quiz e parole-tabù, su Albert Einstein e sulla sua visione dell’Universo (sabato 17 dalle ore 22.00 alle 2.00). Infine, il curioso Star Trek Party: musica elettronica, jazz e filmati della famosa serie televisiva (sabato 17 dalle ore 22.30).

Fonte: Galileo

In arrivo 13 milioni di euro in più al Fondo per il credito per i nuovi nati, un fondo dedicato alle famiglie con figli affetti da malattie rare.

E’ quanto prevede un emendamento al decreto anti-crisi presentato alla Camera da Laura Ravetto (Pdl) che ha avuto parere favorevole da parte del governo.

In  particolare i nuovi fondi dovranno essere utilizzati ”per la corresponsione di contributi in conto interessi in favore delle famiglie di nuovi nati o bambini adottati nei medesimi anni che siano portatori di malattie rare”.

 

Con il termine “malattie rare” si indicano gravi malattie che, per la loro rarità (meno di 5 casi su 10.000 abitanti), sono poco conosciute e spesso prive di terapie specifiche.

La stima dell’Eurordis è di un numero complessivo che si aggira intorno alle 6 mila patologie, quasi tutte senza cura, il 75% delle quali colpisce i bambini. Le malattie coinvolte sono rare, ma non per questo poche. L’insieme di queste malattie rappresenta il 10% delle malattie umane conosciute e riguarda più di 1 milione di pazienti nel nostro Paese e circa 25 milioni in Europa.

Il problema fondamentale è soprattutto collegato alla loro rarità, da questa caratteristica deriva la scarsa disponibilità di conoscenze scientifiche e mediche. Di queste malattie, infatti, oltre ai nomi e agli effetti, quasi sempre invalidanti, si sa solamente che nel 90% dei casi l’origine è genetica, ma si è ancora lontani dal poterle diagnosticare, prevenire e curare. Pochi pazienti vuol dire anche pochi “clienti”, non abbastanza perché l’industria farmaceutica possa concentrarsi sulla ricerca dei farmaci cosiddetti “orfani”. Per avere un’idea delle risorse necessarie basta pensare che l’immissione di un farmaco sul mercato è preceduta in media da 7-12 anni di ricerca e da un investimento di circa 800 milioni di euro. Il risultato è che oggi esistono medicinali che curano non più di 350 malattie rare, lasciandone migliaia ancora senza rimedio.

vedi il video informativo per bambini

Francesca Ceradini

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