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maialino.jpgDopo la mucca pazza una nuova minaccia arriva dagli Stati Uniti

La vicenda ha origine in un impianto per la macellazione dei maiali, dove, nel periodo tra novembre 2006 e novembre 2007, 12 operai vengono colpiti dalla stessa neuropatia. Questo è quanto riportato sul bollettino Morbidity and Mortality Weekly Report dagli epidemiologi dei Centers for Diseases Control (Cdc) degli Stati Uniti.
L’impianto per la macellazione sorge nello stato del Minnesota e al suo interno si sacrificano 18 mila suini al giorno. Tra i 1200 dipendenti, 12, sei uomini e sei donne di età media 31 anni, hanno contratto la stessa malattia manifestatasi sotto forma di debolezza estrema agli arti. Nei casi più gravi, i soggetti colpiti sono rimasti paralizzati sia alle gambe che alle braccia. L’elemento che accomuna i 12 operai è il reparto in cui lavorano, chiamato in gergo “il tavolo della testa”. In questa sezione dell’impianto si effettua la lavorazione delle teste dei maiali, vale a dire che il loro cervello viene estratto dal cranio con un potente getto di aria compressa. Nel corso di questa operazione si producono diversi schizzi, che si presume possano essere inalati dagli operai. Questa è l’ipotesi avanzata dagli esperti dei Cdc e che giustificherebbe l’insorgenza della neuropatia infiammatoria nei 12 soggetti.
La storia richiama inevitabilmente alla mente il morbo della mucca pazza, anch’esso trasmesso da un animale all’uomo ed associato ad una neuropatia, a tutti nota come encefalopatia spongiforme bovina. Si ricorderà che 10 vite furono stroncate prima che le autorità inglesi riconoscessero l’esistenza di un rischio di trasmissione della malattia agli essere umani. E passarono diversi anni prima che si riconoscesse che le cause dell’epidemia erano da cercarsi sia nella composizione delle farine somministrate agli erbivori che nell’abbassamento delle temperature di sterilizzazione. Entrambi provvedimenti mirati ad abbattere i costi.
La riflessione è inevitabile, sia che si tratti di macro che di microepidemie, l’intervento umano può in alcune circostanze trasformarsi in un boomerang.

di Nicoletta Guaragnella

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Ma siamo proprio certi che sia così?

Ecco cosa ne pensa un’associazione americana.

Fonte: Center for Science in Public Interest