Eresie


Chissà se Luciano Maiani, fisico di fama mondiale, avrebbe mai immaginato di trovarsi un giorno alle prese con un sospetto di eresia: dichiarare pubblicamente di ritenere non opportuno che Benedetto XVI  parlasse durante la cerimonia di apertura dell’anno accademico della Sapienza. Un bel guaio, al cui confronto i limiti della teoria di Einstein e i dubbi sulla presenza di un quarto quark, che pure Maiani è riuscito a risolvere, sembrano un giochetto da ragazzi. Scelto dal ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi in una rosa di tre scienziati per diventare il prossimo presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), il nome del fisico di San Marino ha inizialmente convinto sia destra che sinistra. Per non parlare degli apprezzamenti della comunità scientifica per un sistema di selezione, quello usato da Mussi, basato su criteri puramente scientifici e non politici. Ambiziosi i suoi obiettivi una volta in carica: valorizzare la ricerca Cnr e la sua rete di istituti, potenziare le discipline portanti per la scienza moderna, come biologia, scienze della vita, informatica e fisica. Ma ora tutte queste rischiano di rimanere solo buone intenzioni. Intorno alla candidatura di Maiani, infatti, aleggia come una pericolosa caccia alle streghe il polverone sollevato dal “caso Sapienza”.

Maiani infatti è uno dei 67 firmatari della lettera con cui alcuni scienziati dell’Università romana hanno espresso il loro dissenso sulla presenza di Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico. Questo è bastato a far sbiadire, d’un colpo solo, la figura dello scienziato di fronte a sospetti di “integralismo laico” e “incompatibilità con un atteggiamento equilibrato”, come si legge nel verbale della seduta della Commissione cultura in Senato del 16 gennaio.Maiani era uno dei tre candidati che il ministro Mussi aveva portato il 21 dicembre scorso all’attenzione di Palazzo Chigi per la scelta finale del presidente del Cnr. “La selezione è avvenuta in un modo del tutto innovativo. Invece di fare una nomina puramente politica, il ministro ha incaricato un comitato di alto profilo, composto da scienziati italiani e stranieri super partes, di individuare i possibili candidati”, spiega Carlo Bernardini, fisico alla Sapienza e tra i firmatari della lettera anti-papa. Senza essere obbligato dalla legge, in sostanza, Mussi ha usato i comitati di ricerca che hanno presentato una terna di nomi, sottraendo di fatto alla politica il potere unilaterale di scelta. Una nomina, quella di Maiani, che oltre a trovare il parere favorevole di esponenti della maggioranza e dell’opposizione, è stata lodata anche dalla rivista “Science”. Prima che l’investitura diventi effettiva, però, la legge prevede che sul nome prescelto si esprimano con un parere consultivo, e non vincolante, le Commissioni Cultura dei due rami del Parlamento.

Ma ad oggi i pareri delle Commissioni non sono ancora arrivati. E sul motivo non sono stati fatti molti misteri. La parlamentare di Alleanza Nazionale Angela Filipponio Tatarella, ha presentato il 17 gennaio scorso in Commissione cultura alla Camera un’interrogazione a risposta immediata con la quale “premesso che dei 67 firmatari del ‘documento-manifesto’, che hanno contestato l’invito del Papa all’università La Sapienza di Roma, fa parte anche il professor Luciano Maiani”, si chiedeva “se il Governo non intenda revocare la proposta di nomina del professor Luciano Maiani alla Presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche, in quanto, ad avviso degli interroganti, non garante della oggettività che ogni ricerca scientifica esige per essere se stessa”.

Stesse parole anche in Commissione Cultura al Senato, riunita il 16 gennaio. Qui ad aprire il processo, con tanto di accusa e difesa, è stato il senatore Franco Asciutti (Fi), che nel ricordare che “il candidato risulta firmatario della lettera nella quale un esiguo gruppo di docenti ha espresso un orientamento contrario alla presenza del Pontefice in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico”, come si legge nel verbale della seduta, “ritiene che tale posizione sia incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico, tanto più che al vertice del Cnr occorre una personalità rappresentativa di tutte le opinioni”.

Alla fine si è deciso per un rinvio della nomina a data da destinarsi in attesa che il ministro Mussi confermi la scelta del fisico. “Ho pensato fosse importante questa pausa per rasserenare gli animi e consentire al professor Maiani di chiarire la sua posizione”, ha dichiarato Giuseppe Valditara, Senatore di An e segretario della commissione sulle pagine del Corriere della Sera. “La ratifica è stata rinviata a data da destinarsi. Non ha senso una nomina con il parlamento spaccato a metà: non possiamo dimenticare, infatti, che la proposta della presidenza di Maiani era stata bipartisan”.

Le ragioni dei dubbi su Maiani a presidente del Cnr, quindi, nulla c’entrano con la carriera scientifica. Vien da chiedersi ora, cosa succederà con il governo in bilico e l’iter della nomina a metà strada? “C’è un lasso di tempo entro il quale le Commissioni sono tenute a esprimere il proprio parere”, spiega Rino Falcone, ricercatore del Cnr e coordinatore dell’Osservatorio sulla ricerca. “Questo parere viene poi accolto dal governo e deliberato nel primo Consiglio dei Ministri utile. In teoria, nel caso di un forte ritardo il governo potrebbe procedere alla nomina indipendentemente dai pareri”. Discorso che però non vale data l’attuale crisi di governo, che blocca forzatamente i lavori delle Commissioni. “Un nuovo governo potrebbe decidere se confermare Luciano Maiani oppure ripartire da zero”, conclude Falcone. “Certo, sarebbe inverosimile che uno scienziato di valore indiscutibile, scelto su criteri di merito e non politici, possa essere paradossalmente messo in discussione per le proprie idee”.

 di Roberta Pizzolante

Fonte: Galileo

“La scienza non salva l’uomo, solo nella fede c’è speranza”, queste sono le parole del Papa Ratzinger.
Ed è infatti così che gli africani sterminati dall’Aids vengono salvati: con la fede ed il divieto di usare il preservativo!
All’ipocrisia e all’indecenza non c’è mai fine…
di Francesca Ceradini

Un buon giornalista, quando scrive, non dovrebbe mai dire di sè. Ma io non sono una giornalista, e questa non è una testata normale: è un blog, un diario virtuale dove appuntare pensieri in libertà.

Sono una farmacista. E sono cattolica. Ho, quindi, ascoltato con disagio e stupore il monito del Papa sull’obiezione di coscienza. La mia coscienza, prima ancora che la legge, mi dice che devo consegnare, o procurare, il farmaco che il paziente richiede. La mia coscienza, prima ancora che la Costituzione, mi ammonisce che l’individuo che ho di fronte, in quanto malato, non è, come sosteneva Calamandrei, “uomo libero”: non posso approfittare della sua condizione di debolezza.
La mia coscienza mi dice che non posso giudicare: non devo farlo a livello etico, perchè non conosco i motivi, gli eventuali conflitti interiori, e soprattutto perchè non ne ho il diritto. Non sono in grado di farlo a livello scientifico, perchè è il medico a decidere l’uso che farà del farmaco: non esistono medicine “buone” o “cattive”.

La legge, per ora, tutela il malato, che ha diritto ad essere accolto e non giudicato, curato e non respinto, assistito e non processato. Se dovesse cambiare, credo che la maggior parte dei colleghi continuerà ad agire come ha sempre fatto: secondo scienza e coscienza.

di Michela Molinari

scienza e fede
Il dibattito di questi giorni sugli “embrioni ibridi” è assolutamente sterile. Contrappone due visioni che difficilmente possono trovare un punto d’incontro: da una parte la scienza e dall’altra parte, come al solito, l’ideologia cattolica o meglio della chiesa (perché una certa differenza tra fede e chiesa c’è!).
La storia insegna che troppo spesso quando c’è una scoperta, una nuova teoria, o comunque un’evoluzione in generale della scienza, scatta l’intervento della chiesa che pone dei freni e dei limiti alla comunità scientifica. Sappiamo come andò la vicenda di Galileo e come ancora viene messa in discussione la teoria evoluzionistica di Darwin.
Ora è il momento delle cellule staminali embrionali. Di recente il Papa Ratzinger ha detto che gli scienziati senza Dio sono una minaccia per l’umanità. Il punto è che di scienza ce ne è una, che da centinaia di anni accompagna l’uomo nel suo lungo cammino. Una scienza universale che arricchisce la conoscenza e cura i malati, in ogni angolo del nostro pianeta (ovviamente dove riesce ad arrivare), per ogni età, ogni etnia ed ogni credenza. Ma se si parla di Dio… quale Dio? Quello cristiano, musulmano, induista? Di fedi ce ne sono tante, non ce n’è una migliore o una peggiore, dipende da dove si nasce, è un’ideologia strettamente personale non può rispondere a nessuna universalità.
Come si fa quindi a basare un dibattito sulla contrapposizione tra scienza e fede?

 

di Francesca Ceradini

 

Che idea balzana viene d’oltremanica: far partecipare il popolo alle decisioni che condizioneranno la sua esistenza! Ma cosa ne saprà mai di politica, economia, perfino di salute?
Ovvio che poi venga raggirato dai poteri forti.
Come è avvenuto in occasione della consultazione sulla creazione di embrioni ibridi. L’Autorità per la Fertilizzazione Umana e l’Embriologia si è dannata per mesi sentendo scienziati, revisionando la letteratura scientifica e organizzando sondaggi e gruppi di discussione. Alla fine è risultato che alla maggior parte dei cittadini non dispiace l’idea della creazione di embrioni ibridi citoplasmatici se questi possono essere utili a studiare le malattie degenerative ed eventualmente a sviluppare terapie.
Ingenui!
Ma non sapete “come è facile manipolare i risultati di sondaggi semplicemente ponendo la domanda in un determinato modo”?- ha sostenuto Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica.
È ovvio che poi si producano «atti mostruoso contro la dignità umana» ha notato, invece, mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

 

Pinocchio

Mio Dio, grazie per avermi fatto Pinocchio: la dolce voce dei Grilli parlanti mi terrà lontano da Mangiafuochi e paesi dei balocchi.

 

 

Antonino Michienzi