Se un giorno l’uomo potrà camminare sui muri e restare appeso a testa in giù come l’uomo ragno forse ci riuscirà grazie all’acqua e alla sua tensione superficiale: una forza molto debole che, opportunamente controllata e amplificata, può diventare molto forte.

L’idea di creare un dispositivo ‘ad acqua’ che reggesse dei pesi è venuta a Paul Steen e Michael Vogel della Cornell University, Stati Uniti. I due ricercatori hanno descritto il loro apparecchio in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il prototipo sviluppato da Steen e Vogel è formato da due dischetti piatti, uno composto da un migliaio di microscopici buchi e l’altro contenente la riserva d’acqua. Tra i due dischetti, inoltre, c’è uno strato di materiale poroso. Applicando un campo elettrico con una comune batteria, l’acqua viene spinta attraverso lo stato poroso e la tensione superficiale delle mille goccioline fanno sì che l’apparecchio riesca a sorreggere un peso di circa 30 grammi, almeno fino a quando non si stacca la batteria. Con l’aumento del numero di buchi e con la riduzione delle loro dimensioni, però, secondo i ricercatori americani l’apparecchio potrebbe sostenere pesi maggiori. Per esempio, un dischetto di 2,5 centimetri quadrati, grande più o meno come una moneta da 2 euro, e contenente milioni di buchi microscopici dovrebbe sostenere fino a mezzo chilo di peso.

SM

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National geographic

ll pianeta Terra fotografato dai più celebri obiettivi del National Geographic: 92 spettacolari fotografie nella mostra «Acqua, Aria, Fuoco, Terra», al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 16 febbraio fino al 30 marzo. L’esposizione celebra i 120 anni della National Geographic Society e i 20 anni della rivista italiana, e si allinea alla proclamazione da parte dell’Onu del 2008 come “Anno internazionale del Pianeta Terra”.

“Acqua, aria, fuoco, terra”, a cura di Guglielmo Pepe, direttore di National Geographic Italia, è suddivisa in 4 sezioni e presenta 92 immagini realizzate da 39 tra i migliori fotografi che hanno fatto la storia del magazine e hanno dedicato la vita alla passione per la conoscenza e la divulgazione. Ogni foto ha e racconta una storia e trasmette con grande efficacia la bellezza e la debolezza del pianeta. Scorrendo le immagini in mostra e’ possibile passare da un continente ad un altro, da una storia metropolitana alle solitudini di luoghi incontaminati.

Tra i fotografi compaiono leggende come Michael Nichols, protagonista con il biologo Michael Fay dell’epica impresa “Megatransect” (un viaggio a piedi attraverso l’Africa); Paul Nicklen, “il fotografo dei ghiacci” cresciuto con gli Inuit; Carsten Peter, specialista della fotografia naturalistica estrema; Joel Sartore, tra i veterani della rivista, con cui collabora da oltre 15 anni;Frans Lanting, il fotografo globe-trotter autore di un lungo viaggio intrapreso nel 2000 per raccontare l’evoluzione della vita sulla Terra; Steve McCurry, fotografo Magnum famoso per le immagini a colori ricche di umanità scattate in tutto il Sud-est asiatico, che travalicano i confini delle lingue e delle culture; Michael Yamashita, “il fotografo di Marco Polo”, che ha lavorato in diversi luoghi come Somalia e Sudan, Nuova Guinea e New Jersey, anche se l’Asia resta la sua area di concentrazione specialistica; Steve Winter,che si è spinto nei luoghi più estremi del mondo,in villaggi i cui abitanti non avevano mai visto né uomini, né macchine fotografiche; Reza, che ha creato la “prima agenzia fotografica indipendente” dell’Afghanistan post-talebano; Robert Clark, premiato nel World Press Photo 2002, per la foto dell’aereo che si è schiantato sulle Torri Gemelle.

Un discorso a parte merita il lavoro di cinque eccezionali fotografe in mostra: Jodi Cobb, Maria Stenzel, Annie Griffiths Belt, Karen Kasmauski e Sisse Brimberg, che con le loro immagini analizzano in maniera esemplare i diversi aspetti del nostro tempo e del nostro mondo, raccontando storie globali che esplorano grandi temi come la schiavitù nel ventunesimo secolo così come storie più intime, che rivelano mondi chiusi e segreti. E a queste si aggiunge infine Alexandra Boulat, fotoreporter di guerra, scomparsa lo scorso ottobre a 45 anni, che attraverso le sue fotografie ha dato un volto alle vittime dei conflitti del terzo millennio.

Oltre ai 39 fotografi stranieri la mostra presenta anche uno slide show di immagini ad opera di fotografi che hanno collaborato a National Geographic Italia nei primi dieci anni di attività, assieme alle foto, rigorosamente in bianco e nero, pubblicate nella sezione ‘Archivio Italiano’ del magazine.

Info mostra
Palazzo delle Esposizioni Via Milano 13, Roma
16 febbraio – 30 marzo
Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10 alle 20. Venerdì e sabato: dalle 10 alle 22.30. Lunedì: chiuso.
Ingresso libero
Info line: 06.70473525

di Francesca Ceradini